BAR & WINE – Un cocktail iconico, il Martini, è spesso considerato noto da tutti, ma la sua definizione si complica non appena si cerca di descriverlo. Questo drink, elegante e alcolico, si basa su pochi elementi ma offre innumerevoli interpretazioni. Si può scegliere tra gin o vodka, dry, wet, dirty o perfect, e decidere se accompagnarlo con un’oliva o un twist di limone. La modalità di preparazione, mescolato o agitato, aggiunge ulteriori variabili al suo fascino.
Nicola Piazza, esperto di miscelazione e autore del libro Il Martini non esiste. Storia e controstoria del cocktail più iconico e indefinibile, propone una visione innovativa: il Martini non è un concetto rigido, ma una gamma di possibilità. Il suo libro, fresco di pubblicazione, rappresenta un punto di partenza per esplorare il rito, il servizio e la memoria che circondano la cultura del bar.
Piazza, che ha ricoperto ruoli chiave come brand ambassador per Martini e figura di riferimento per Casa Martini, ha contribuito a plasmare l’immagine dell’aperitivo italiano. Ora, la sua carriera prende una nuova direzione con il progetto Eccetera Experience, situato a Torino, nel quartiere Vanchiglietta, lontano dai circuiti turistici ma in una città che ha costruito la sua identità attorno al vermouth.

Dal bancone al racconto
Per comprendere il significato di Eccetera Experience, ho chiesto a Piazza di spiegare la sua visione. «Ho incontrato persone che mi hanno raccontato le loro storie, condiviso passioni e cambiato il mio modo di percepire il mondo», afferma. Da giovane, il suo sogno era diventare un grande barman e ha lavorato con molti professionisti che condividevano la sua ambizione. Con il tempo, però, le sue prospettive sono cambiate.
«Ho cambiato mestiere e visione, fino a decidere di unire ciò che ho appreso a ciò che amo fare», continua. Da qui nasce la sua concezione del cocktail: «non si tratta più solo di bere, ma di creare un’esperienza che, come ogni viaggio, rappresenta un nuovo inizio». Questa idea è fondamentale per comprendere sia il suo libro che il locale. Per Piazza, il cocktail va oltre la tecnica e il dosaggio; è un incontro, una memoria, una narrazione. Rappresenta un modo per riunire ingredienti, persone e storie attorno a un tavolo.
Il locale: Eccetera Experience
Eccetera Experience si presenta come una sala di degustazione, piuttosto che un bar tradizionale. Al centro, un grande tavolo ovale color rosso vinaccia invita alla conversazione piuttosto che al consumo frettoloso. Le pareti, dipinte di verde salvia, e l’illuminazione soffusa creano un’atmosfera intima e accogliente. Gli sgabelli imbottiti e una libreria con bottiglie e volumi contribuiscono a un ambiente quasi domestico.
Un antico specchio decorato si integra armoniosamente con il pavimento in legno e elementi più moderni. Le pareti sono adornate con stampe grafiche e illustrazioni legate al mondo del bere, tra cui un pesce rosso, una tigre e una donna immersa in una coppa di Martini. La scaffalatura in metallo nero, posta sul fondo della sala, unisce libreria e bottiglieria, con volumi che trattano di miscelazione e cultura del bere, a fianco di vermouth, gin e ingredienti selezionati.
I vasi in vetro contenenti erbe aromatiche e spezie non sono solo decorativi; servono per mostrare, odorare e spiegare. Ogni drink è parte di un percorso che unisce ingredienti, tecnica e storia locale. Piazza guida gli ospiti attraverso il mondo del vermouth, del Martini e dell’aperitivo torinese, con un approccio che trasmette conoscenza senza ostentazione.
Perché si chiama Eccetera
Il nome Eccetera non è frutto del caso. «Ho scelto questo nome perché rappresenta uno spazio che lascia sempre aperta la possibilità di “qualcos’altro”», spiega Piazza. Questa definizione cattura perfettamente lo spirito del locale: Eccetera non si limita a una formula fissa, ma offre esperienze che possono variare. Non è solo degustazione, formazione o cocktail bar, ma un luogo in cui ogni esperienza è unica e può essere un punto di partenza, una pausa o un gradito ritorno.
Questa filosofia si riflette nella programmazione del locale, che prevede appuntamenti tematici e percorsi in cui il cocktail diventa racconto, gioco e memoria. Ogni evento è pensato per coinvolgere i partecipanti in un’esperienza più profonda.

Il modello: pochi posti, solo su prenotazione
Il modello di business di Eccetera è chiaro: il locale opera esclusivamente su prenotazione. Non è concepito per il passaggio casuale o per una rapida rotazione dei tavoli. La strategia prevede pochi posti, tempi definiti e esperienze preparate in anticipo, favorendo un rapporto diretto tra chi conduce e chi partecipa.
La prenotazione consente di gestire il numero degli ospiti, ottimizzare il servizio e organizzare degustazioni e momenti di formazione, senza doversi adattare a un flusso imprevedibile. In questo modo, Eccetera offre non solo cocktail, ma anche tempo, competenza e accesso a una narrazione guidata.
Questo approccio altera anche il valore economico dell’esperienza: il drink non è più semplicemente un elemento del menu, ma parte di un pacchetto più ampio che include accoglienza, spiegazione, assaggio e confronto. Si tratta di un modello simile a quello di alcune tasting room vinicole o piccoli atelier gastronomici, dove il valore risiede nella qualità del tempo trascorso con l’ospite.
Per Torino, città con una forte tradizione legata al vermouth, Eccetera rappresenta un formato innovativo: non un museo, non una scuola rigida, né un bar di aperitivi classici, ma uno spazio in cui la cultura del bere è accessibile attraverso un’esperienza prenotabile.
Torino, il vermouth e il Martini
In questo contesto, Torino non è solo un sfondo, ma un elemento centrale. La città, nota per i suoi storici caffè, l’aperitivo e le aziende liquoristiche, diventa un archivio da riscoprire. Il vermouth non è visto come un ingrediente obsoleto, ma come una chiave per comprendere il gusto italiano: vino, erbe, spezie, amaro, dolcezza, equilibrio e tempo.
Questa cornice permette di comprendere meglio anche il Martini, che non esiste mai isolato, ma è il risultato di una rete di relazioni: tra Europa e Stati Uniti, tra gin e vermouth, tra sala e bancone, tra tecnica e immaginario. Il libro di Piazza esplora esattamente questa ambiguità.
Il titolo Il Martini non esiste non implica che il cocktail sia un’invenzione priva di sostanza, ma evidenzia come il suo fascino derivi dalla difficoltà di definirlo in modo definitivo. Ogni epoca ha riscritto il Martini, ogni generazione di bartender ha variato la sua preparazione, ogni cliente ha usato il cocktail per esprimere qualcosa di sé stesso.
Fewer cocktails hanno generato così tanta letteratura e attenzione, e pochi sono stati banalizzati con la stessa facilità.

Il Martini come prova di precisione
Il modo in cui Piazza affronta il tema del Martini è interessante anche per chi non è del settore. Discutere del Martini significa esplorare servizio, misura e aspettative. Si tratta di comprendere quanto una ricetta possa pesare e quanto conti il rito.
Un Martini preparato in modo approssimativo può sembrare solo una bevanda alcolica fredda, ma un Martini ben concepito integra temperatura, diluizione, profumo, bicchiere e ascolto del cliente. Non si tratta di un semplice esercizio stilistico, ma di una prova di precisione.
Nicola Piazza rappresenta una generazione di professionisti che sta ridefinendo il ruolo del bartender e dell’ambassador. Non è più solo chi prepara o promuove un prodotto, ma chi trasforma conoscenza e relazioni in un progetto indipendente. La sua forza deriva dall’esperienza in diversi ambiti: brand globale, Casa Martini, formazione, ospitalità e scrittura. Oggi, tutto questo si concentra in uno spazio intimo, controllato e su prenotazione, dove il cocktail diventa anche occasione di conversazione.
I prossimi appuntamenti
La programmazione di Eccetera riflette questa direzione. Giovedì 23 luglio alle 21, è previsto l’evento Tiki & Voodoo: fuga ai tropici senza uscire da Torino, un percorso dedicato all’immaginario tropicale e ai rituali esotici del bere miscelato. Venerdì 24 luglio alle 21, si svolgerà Doppio senso: cocktail, racconti, esperimenti di mentalismo, dove degustazione e narrazione si intrecciano.
Due eventi distinti, ma coerenti con l’identità del locale: non semplici serate di ordinazione, ma esperienze costruite attorno a un tema.
Eccetera, appunto
Alla fine, il Martini potrebbe non esistere davvero. Esistono vari Martini: quelli visti nei film, quelli ordinati per imitazione, quelli sbagliati, quelli memorabili, quelli che cambiano con il palato e con l’età. Esiste soprattutto l’idea che un cocktail possa superare la somma dei suoi ingredienti.
In mano a Nicola Piazza, si trasforma in una domanda aperta: cosa cerchiamo quando ordiniamo un classico? Una ricetta, un rito, un’immagine di noi stessi? La risposta arriva fredda, limpida, in un bicchiere essenziale. Poi continua, come suggerisce il nome del locale: eccetera.
