Il 7 dicembre 2025, il Museo Madre di Napoli ha ospitato l’ultima tappa del progetto “Praesentia – Percorsi Identitari della Campania”, un’iniziativa promossa dalla Regione Campania e dall’Agenzia Campania Turismo. Questo progetto si è concentrato sulle ricchezze culturali ed enogastronomiche della regione, coinvolgendo cinque province, sedici chef e numerosi artigiani. La pizza napoletana, riconosciuta come patrimonio UNESCO dal 2017, è stata scelta come simbolo di questo percorso, rappresentando un elemento semplice ma ricco di significato: un gesto quotidiano che racchiude un’importante eredità culturale.
Il valore della memoria culturale
Durante il suo intervento, la Dott.ssa Rosanna Romano ha enfatizzato l’importanza della memoria come fondamento culturale e sociale del territorio. Ha sottolineato come sia essenziale rendere visibile e condividere questo patrimonio attraverso strumenti digitali e attività di valorizzazione. Marisa Laurito ha ripreso il concetto, presentando la nuova Stanza delle Meraviglie del Teatro Trianon, dedicata alla canzone napoletana. Questo spazio rappresenta il riconoscimento da parte della città dell’importanza dei luoghi culturali come centri di narrazione collettiva, rafforzando l’identità locale.
La curatrice del progetto, Elisabetta Montaldo, ha delineato la visione di Praesentia, evidenziando come la cultura gastronomica interagisca con mestieri, comunità e territori. Questa interazione genera inclusione e opportunità lavorative, anche nelle aree meno visitate dal turismo. L’arte del pizzaiuolo, in questo contesto, diventa un simbolo di un sapere che affonda le radici nella tradizione e si rinnova attraverso le mani degli artigiani.
Il dialogo con l’arte contemporanea
La direttrice del Museo Madre, Eva Fabbris, ha spostato il dibattito verso il dialogo con l’arte contemporanea, annunciando l’apertura, il 18 dicembre 2025, di una mostra dedicata all’artista Rosa Panaro. Panaro è conosciuta per le sue opere in cartapesta che rappresentano pizze condivise, trasformando un soggetto quotidiano in una scena relazionale. La sua arte racconta come un semplice disco di pasta lievitata possa diventare un simbolo di comunità e partecipazione.
Il professor Marino Niola ha approfondito la storia culturale della pizza, partendo dalle prime menzioni medievali fino alle descrizioni ottocentesche di autori come Serao e Dumas. Ha evidenziato come questo piatto, inizialmente concepito per soddisfare rapidamente chi aveva poco, si sia evoluto in varianti più leggere e digeribili, rispecchiando le nuove abitudini alimentari. Niola ha ribadito che “andare a mangiare una pizza” rappresenta un gesto relazionale che attraversa le epoche e le classi sociali.
La tutela del patrimonio immateriale
Il tema della salvaguardia del patrimonio immateriale è stato affrontato da Alfonso Pecoraro Scanio, il quale ha ricordato il percorso che ha portato, nel 2017, al riconoscimento UNESCO dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano. Questo risultato è stato possibile grazie a una comunità unita e a un approccio che valorizza la continuità dei gesti e la funzione sociale del mestiere. Anche Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN), ha sottolineato l’importanza di proteggere non solo la ricetta, ma anche la tecnica e la relazione tra artigiano e materia.
Luciano Pignataro, moderatore della sessione dedicata alla pratica del mestiere, ha guidato un dialogo con i Maestri pizzaioli Enzo Coccia e Roberta Esposito. Durante questo confronto, sono emersi temi cruciali come la qualità degli ingredienti, la gestione dell’impasto e la cottura, intrecciando un racconto tecnico con una riflessione più profonda sul valore culturale dell’artigiano. Pignataro ha evidenziato come un piatto diventi patrimonio quando chi lo prepara riconosce la propria storia in quel gesto e sente il bisogno di documentarlo e migliorarlo.
La pizza come strumento di inclusione
La dimensione sociale della pizza è stata esplorata da Francesco Tabbutta del Museo Diocesano Diffuso, che ha illustrato come questo alimento possa fungere da strumento di inclusione nei percorsi formativi per i giovani del centro storico. La pizza, in questo contesto, si presenta come un linguaggio immediato in grado di accogliere, creare legami e favorire la costruzione di comunità.
L’evento al Museo Madre ha così offerto una visione complessiva della pizza come documento storico, gesto artigianale, espressione artistica e rito sociale. Un patrimonio vivo che continua a raccontare la Campania attraverso le sue produzioni e attraverso coloro che, ogni giorno, ne custodiscono la forma, il significato e la memoria.
