Il Cardinale, un cocktail che ha guadagnato fama internazionale, si distingue per la sua storia affascinante legata alla Roma degli anni della Dolce Vita. Anche se non raggiunge la celebrità di altri drink come il Negroni o lo Spritz, questo classico della miscelazione italiana ha origini intriganti che affondano le radici in un periodo di grande fermento culturale. La creazione di questo cocktail è attribuita a un noto bartender dell’epoca e a un cardinale, la cui identità ha suscitato dibattiti nel corso degli anni. La storia del Cardinale è complessa e affascinante, risalente a oltre un secolo fa in Francia.
Origini e evoluzione del nome
Sebbene alcuni storici della mixology ritengano che il Cardinale sia nato all’Harry’s Bar di Venezia, la maggior parte delle fonti attribuisce la sua creazione a Giovanni Raimondo, un bartender romano attivo negli anni ’50 presso il prestigioso Hotel Excelsior di Roma. Questo hotel, noto per la sua clientela di alto profilo, era frequentato da figure di spicco della politica italiana e internazionale. Tra i suoi ospiti si trovava un cardinale, la cui identità è stata oggetto di molte congetture. Raimondo creò un cocktail basato su una richiesta specifica del cardinale, utilizzando gin, vino Riesling Renano, qualche goccia di bitter Campari, buccia di limone, chiodi di garofano e cannella. La ricetta originale prevedeva parti uguali di gin, vino Riesling e Campari, dando vita al Cardinale in onore dell’illustre ospite.
Tuttavia, l’International Bartenders Association (IBA) ha rivelato che la storia del Cardinale è più intricata di quanto si pensasse. Diverse ricette di cocktail con il nome “Cardinal” risalgono a prima degli anni ’50, con alcune che si riferivano al colore rosso del drink, simile al manto cardinalizio. Nel 1926, il bartender Pietro Grandi pubblicò una ricetta per un cocktail chiamato Cardinale, ispirato a una pubblicazione francese del 1921, utilizzando gin, vermouth rosso e Campari. La stessa ricetta fu ripresa nel 1928 con il nome Campari Cardinal in un libro di cocktail francese. La connessione con la Francia è evidente, considerando che anche altri bartender italiani, come Amedeo Gandiglio, pubblicarono varianti del cocktail negli anni successivi, suggerendo che la sua origine possa essere rintracciata in Francia negli anni ’20.
Identità del cardinale e la sua influenza
La figura del cardinale associato al cocktail ha suscitato interrogativi nel corso degli anni. Inizialmente, alcune fonti lo identificavano con il primate di Germania, ma indagini recenti condotte da Luca Di Francia, bar manager dell’Orum Bar dell’Hotel Westin Excelsior, hanno rivelato che il vero cardinale era l’americano Francis Joseph Spellman, vescovo di New York dal 1939 fino alla sua morte nel 1967. Spellman era noto per le sue relazioni con il Vaticano e per la sua vita mondana, frequentando spesso Roma.
Durante i suoi soggiorni, Spellman ordinava un drink composto da gin, Campari, vino Riesling Renano, chiodi di garofano, cannella e buccia di limone, un cocktail che sembrava derivare da una ricetta francese. Raimondo, durante il Giubileo del 1950, semplificò la ricetta, mantenendo il Riesling al posto del vermouth rosso. Il porporato apprezzò la nuova versione, contribuendo così alla diffusione del cocktail. Negli anni a seguire, il Cardinale si diffuse oltre i confini italiani, con ricette che si semplificavano ulteriormente, avvicinandosi alla struttura del Negroni.
La ricetta ufficiale del Cardinale
Nonostante la sua ricca storia, l’International Bartenders Association ha ufficialmente riconosciuto la ricetta del Cardinale solo nel 2024. La preparazione richiede la tecnica Stir and Strain e si serve in una coppetta da cocktail ghiacciata. Gli ingredienti sono: 40 ml di gin, 20 ml di vermouth dry e 10 ml di bitter Campari, guarniti con una zest di limone.
Varianti del Cardinale
Nel 2018, il bartender Luca Di Francia ha introdotto una variante innovativa del cocktail, il Cardinale Spritz, al fine di rinnovare la drink list dell’Orum Bar. Questa versione include 6/10 di vino Riesling, 1/10 di bitter Campari, 3/10 di soda, gocce di Cointreau e gin, mescolati in un calice da vino con ghiaccio, chiodi di garofano e buccia d’arancia. Il successo di questa variante ha portato alla creazione di un’intera carta dedicata al Cardinale, che celebra la sua storia e le sue evoluzioni.
Il Cardinale milanese con vodka
Oltre alla sua versione romana, il Cardinale ha ispirato anche una variante milanese, nota come Stampa, creata al Bar Basso in onore di Vittorio Mistri. Questa rivisitazione, recentemente aggiornata da Maurizio Stocchetto, prevede 20 ml di vermouth dry, 70 ml di vodka, 10 ml di whisky, gocce di Galliano e Campari, con polvere di caffè sul bordo del bicchiere inumidito con una fetta di arancia.
