In Garfagnana, gli allevatori si trovano a fronteggiare una crisi profonda, in un contesto in cui il bosco avanza e la fauna selvatica, composta da lupi e cinghiali, attacca le greggi di ovini e le mandrie di bovini. Questa situazione, che si aggrava di anno in anno, ha portato molti allevatori a rinunciare alla loro attività, come evidenziato dai loro appelli disperati: “Siamo pochi e sempre meno”. Le aziende chiudono e le greggi scompaiono, portando con sé un patrimonio di conoscenze e tradizioni che non trova più eredi. A mettere in luce questa grave problematica è l’iniziativa di Gal MontagnAppennino, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Garfagnana e il Parco dell’Appennino.
Il valore delle razze autoctone
Carlo Filippi, membro dell’Associazione Vacche Garfagnine, ha sottolineato l’importanza di preservare le razze autoctone, come le vacche di razza garfagnina e le pecore locali. “La mia missione è salvarle”, ha affermato Filippi, evidenziando la lotta quotidiana degli allevatori contro l’avanzata del bosco e la pressione esercitata dalla fauna selvatica. Nonostante le difficoltà, la passione per il proprio lavoro rimane forte. Michele Branchetti, titolare di un gregge, ha osservato che la scomparsa degli allevatori comporterebbe anche la perdita della cura e della manutenzione del territorio, un aspetto fondamentale per la sostenibilità ambientale.
Le cause della crisi
Durante un incontro alla Fortezza di Mont’Alfonso, Gal MontagnAppennino, l’Unione dei Comuni della Garfagnana, il Parco dell’Appennino e l’Università di Pisa hanno presentato i risultati di un dottorato di ricerca che ha indagato le cause e le possibili soluzioni a questa crisi. Niccolò Chiasso, dottorando dell’ateneo pisano, ha identificato quattro fattori principali di rischio: l’aumento della presenza di ungulati e predatori, il mancato ricambio generazionale tra gli allevatori, la parcellizzazione eccessiva dei terreni, che ostacola l’allevamento su larga scala.
Prospettive per il futuro
Simona Girelli, vice presidente di Gal MontagnAppennino, ha ribadito l’importanza dello sviluppo rurale come missione fondamentale. Il finanziamento del dottorato di ricerca rappresenta un passo verso il ripristino della zootecnia nelle aree montane. Gli allevamenti non solo contribuiscono a ripopolare questi territori, ma svolgono anche un ruolo cruciale nella cura del paesaggio e nel promuovere un turismo sostenibile. Francesco Di Iacovo, professore di Economia Agraria presso l’Università di Pisa, ha aggiunto che la concentrazione degli allevamenti in pianura non è più sostenibile, invitando a ricostruire una filiera di allevamento in montagna, valorizzando i pascoli e le superfici disponibili.
La situazione degli allevatori in Garfagnana richiede un’attenzione urgente e un impegno collettivo per garantire un futuro sostenibile per queste pratiche tradizionali, essenziali per la conservazione del territorio e delle sue risorse.
