Andrea Simeoni di Estremadura Café: la vera vittoria è gestire il bar quotidianamente

L’Estremadura Café di Verbania: un punto di riferimento per la miscelazione, dove arte e ospitalità si intrecciano grazie alla passione di Cinzia Ferro e Andrea Simeoni.

BAR & WINE – Fondato nel 1999 grazie all’impegno della titolare Cinzia Ferro, l’Estremadura Café di Verbania rappresenta un punto di riferimento unico nel panorama della **miscelazione**. Questo locale non è semplicemente un bar, ma un luogo dove si intrecciano **arte**, **fotografia** e **musica**, rendendo ogni **drink** parte di una **narrazione** coinvolgente.

Qui, Nicole Cavazzuti ha avuto l’opportunità di conoscere Andrea Simeoni, un giovane piemontese nato nel 1992. La sua **carriera** è stata costruita su solide basi, grazie a una **formazione** alberghiera e a un lungo percorso di **crescita** professionale che lo ha visto impegnato in vari ruoli in **cucina**, **sala** e al **bancone**. Da tredici anni, Andrea collabora con Cinzia Ferro all’Estremadura, dove oggi ricopre il ruolo di **bar manager**, diventando un punto di riferimento per il locale.

L’intervista

Come è iniziata la tua passione per questo lavoro?

La **passione** è sbocciata durante gli studi all’Alberghiero di **Cavaglià**. Ricordo con emozione quel periodo, poiché oltre alle **nozioni** tecniche, ho appreso l’importanza dell’**empatia** e del **lavoro** di squadra. Da quel momento, non mi sono più fermato: ho trascorso estati in **Calabria**, **Limone Piemonte** e **Liguria**, fino a lavorare in un **hotel** ad **Asti**. A diciotto anni, ho lasciato casa per un’opportunità in una **catena** di ristoranti, l’**Old Wild West**.

Quali competenze hai acquisito in quella esperienza?

Ho imparato a gestire i **flussi** di lavoro. Facevo da **intermediario** tra la cucina e la sala, seguendo gli ordini e le esigenze del **servizio**. Una relazione personale che non è andata a buon fine mi ha riportato a casa, ma con un forte desiderio di **apprendere** e lavorare con qualcuno di spicco nel settore, e quel qualcuno era Cinzia.

Come sei approdato all’Estremadura Café?

Ho iniziato a lavorare in **cucina** nel ristorante del marito di Cinzia, il **Monterosso**. Quando mi hanno presentato Cinzia e mi hanno detto che era la “regina dei **cocktail**”, ho iniziato a sognare il **bancone**. Dopo il servizio, andavo all’Estremadura, osservavo la **bottigliera** e mi dicevo: “Voglio lavorare qui”. Ho passato un anno e mezzo di **gavetta** tra sala, come **barback** e **lavabicchieri**, prima di preparare i miei primi **drink**.

Qual è il primo cocktail che hai servito all’Estremadura?

Ricordo di aver preparato un **Aperol Spritz** e un **Mojito**. Se lo Spritz è semplice, un Mojito ben fatto richiede **attenzione**. Il nostro è calibrato e le dosi sono studiate con **cura**, come in tutte le nostre **ricette**.

Cosa significa per te l’ospitalità?

L’**ospitalità** è il vero biglietto da visita di un locale. Fare la differenza non implica **effetti** speciali, ma significa salutare con un **sorriso**, ascoltare e chiedere se tutto va bene prima ancora che i **clienti** si siedano. Accogliere significa accompagnare il cliente nella tua **realtà**. Se non c’è **empatia**, anche il drink più tecnico perde **valore**.

Quando un cliente abituale entra e lo accolgo chiedendo: “Il **solito**? Oggi preferisci qualcosa a base di **tequila** o andiamo di **champagnino**?”, ho già vinto. Le persone non cercano solo un drink, ma vogliono sentirsi **speciali**.

Come gestisci i clienti che non sono di buon umore?

È una parte del nostro lavoro. La regola è mantenere un atteggiamento **umile** e **costruttivo**. Ricordo sempre ai colleghi più giovani che una giornata storta passerà, ma il modo in cui reagisci rimarrà impresso.

All’Estremadura non si utilizzano preparazioni pre-batch né home-made. Come mai questa scelta?

È una decisione consapevole condivisa con Cinzia. L’**home-made** è affascinante, ma garantire sempre la stessa **qualità** è difficile. Abbiamo scelto di puntare sulla **standardizzazione** qualitativa. Il cliente deve trovare lo stesso **bilanciamento** sia in un momento di calma che durante il picco di lavoro, anche con dieci minuti di attesa.

Un **turista** tornato dopo otto anni ha ritrovato il nostro Mojito Estrema con la sua **ciliegina** e ha detto: “Siete sempre voi”. Per me, questo **valore** è inestimabile.

Cosa pensi delle tecniche di mixology avanzata?

Ci piace **sperimentare** e divertirci, ma rimaniamo concreti. Se devo preparare un **Negroni Bianco**, utilizzo un buon **bitter** bianco già disponibile sul mercato. Non mi complico la vita per fare scena. Le tecniche devono servire il **gusto** e la fluidità del **servizio**, non diventare **virtuosismi** inutili.

Hai ottenuto il primo posto regionale AIBES e un podio al Premio Angelo Zola. Quanto sono importanti i trofei nella carriera di un bartender?

Le **gare** sono una palestra e una **vetrina** per farsi conoscere. Tuttavia, la vera **vittoria** non è una coppa o una posizione in classifica, ma la **continuità** nel quotidiano. Se vinci una grande competizione ma non riesci a gestire il tuo locale o a mettere a proprio agio il personale, qualcosa non va.

Cosa pensi dei World’s 50 Best Bars?

I **World’s 50 Best Bars** hanno il merito di portare attenzione sul settore e di dare **visibilità** ai locali selezionati. Tuttavia, non sempre l’**esperienza** reale corrisponde alle aspettative create dalla **classifica**. Entrare in una lista prestigiosa è gratificante, ma il giudizio più importante è quello dei **clienti** che tornano ogni sera al tuo **bancone**. È la **continuità** nel tempo che trasforma un bar in un punto di riferimento.

Quest’anno la cerimonia dei 50 Best Bars si svolgerà a Milano. Potrebbe rappresentare un’opportunità per l’intera industria bar italiana?

Il **focus** sarà probabilmente su **Milano**, che diventerà per alcuni giorni il centro internazionale della **miscelazione**. Tuttavia, ci sarà un effetto positivo per l’intera scena italiana in termini di **attenzione**, **visibilità** e **riconoscimento**.

Qual è la clientela di Verbania?

In estate, abbiamo un mix internazionale di **clienti**: **tedeschi**, **francesi**, **spagnoli**, **argentini**, **cinesi** e **russi**. In inverno, invece, lavoriamo a pieno regime con la nostra **comunità**. Sono due pubblici diversi, ma il punto di incontro è la **continuità** dell’**esperienza**: chi entra deve trovare sempre la stessa accoglienza, qualità e **identità**.

In questo contesto, la **stampa** locale e i **premi** di settore svolgono un ruolo importante, rafforzando il legame con il **territorio** e rendendo i clienti orgogliosi del loro locale.

Hai lavorato all’Estremadura per tredici anni. Qual è la tua aspirazione?

Per me, l’Estremadura è una **seconda casa**. Trascorro più ore qui che nel mio **appartamento**, che si trova accanto al locale. Il mio sogno è contribuire a farne una **realtà** storica, un punto di riferimento capace di attraversare le **generazioni**. Se guardo al futuro, la mia ambizione è diventare **socio** di Cinzia e continuare a far crescere insieme l’Estremadura.