Nonostante le tensioni geopolitiche persistenti tra gli Stati Uniti e l’Iran, il mercato agroalimentare italiano continua a mantenere una certa stabilità nei prezzi al consumo. Tuttavia, il vero pericolo si cela nei costi di produzione, che comprendono spese per energia, fertilizzanti e, in particolare, imballaggi. Questa situazione è emersa dall’analisi condotta da Bmti (Borsa Merci Telematica Italiana), presentata durante il recente evento Tuttofood, dove sono state esaminate le rilevazioni delle Camere di commercio e dei mercati all’ingrosso. L’analisi evidenzia un quadro complesso: mentre i prezzi dei prodotti finiti rimangono relativamente stabili, i costi di produzione sono in rapida crescita.
Costi di produzione e fertilizzanti
L’urea, un fertilizzante fondamentale, si trova attualmente a livelli critici, con un aumento di quasi il 50% rispetto ai valori di inizio anno. Tuttavia, i dati più preoccupanti riguardano gli imballaggi. I costi di polietilene e polipropilene hanno superato il raddoppio rispetto a prima dell’inizio del conflitto, mentre il prezzo del Pet è aumentato del 70%. Le aziende sono ora costrette a fronteggiare un’escalation dei costi energetici e logistici, che potrebbe ripercuotersi sull’intera filiera agroalimentare.
Aumenti dei costi e trasporti
Il gasolio agricolo ha subito un incremento del 42% rispetto al periodo antecedente al conflitto, mentre i costi di trasporto hanno visto un aumento dell’8% sulla tratta Shanghai-Genova. Anche se i livelli attuali non raggiungono i picchi drammatici del periodo post-pandemia, la combinazione di prezzi elevati del petrolio e ritardi logistici sta mettendo a dura prova i margini di profitto delle aziende agricole e di trasformazione.
Influenza delle dinamiche di mercato
Secondo l’analisi di Bmti, i rincari di alcuni prodotti agroalimentari sono influenzati da dinamiche di mercato specifiche. Le carni bovine, in particolare il vitellone, hanno registrato un aumento del 10% rispetto all’anno precedente, a causa della limitata disponibilità di capi da macello. Gli aumenti nei costi degli oli di semi, pur essendo più contenuti, sono influenzati dalla loro duplice funzione, sia alimentare che come biofuel.
Situazione attuale del mercato
In questo contesto, l’olio di palma ha visto una crescita del 9% dalla fine di febbraio, risentendo direttamente delle fluttuazioni del prezzo del petrolio. La situazione attuale del mercato agroalimentare italiano, quindi, si presenta come un delicato equilibrio tra stabilità apparente e pressioni crescenti sui costi di produzione e sui margini di profitto.
