BAR & WINE – La mia prima esperienza al Dirty risale a un evento di degustazione dedicato ai gin locali. Quella sera, ho assaporato un eccellente Martini preparato con il gin Meletti, in compagnia di Julian Biondi e del mio compagno di avventure, Carlo Camera. La qualità del cocktail e l’atmosfera accogliente mi hanno spinto a tornare nei giorni successivi, cosa che ho prontamente fatto.

Dirty: un angolo di mixology ad Ascoli piceno
Ci troviamo ad Ascoli Piceno, a breve distanza da Piazza del Popolo. Il Dirty ha aperto le sue porte nel settembre 2019, all’interno di un elegante edificio con affascinanti volte in pietra. Il locale è gestito da Luca Fiorillo e Luca Fumarola, entrambi con un passato al Caffè Meletti. Questo street bar contemporaneo offre uno spazio esterno ed è caratterizzato da un’atmosfera informale e accessibile. La proposta di drink è essenziale, priva di decorazioni superflue, con prezzi contenuti e un servizio diretto e amichevole.
La selezione di alcolici è ampia e le iniziative non mancano: il Dirty organizza regolarmente masterclass e incontri dedicati ai distillati e alla cultura del bere. Inoltre, la proposta gastronomica è semplice ma di qualità, tanto che il locale è stato inserito nella Guida ai Locali di Identità Golose.
Intervista con Luca Fiorillo e Luca Fumarola

Qual è stata la motivazione per aprire Dirty?
«Questo progetto è nato dalla nostra passione e dal desiderio di crescere. Dopo oltre quattro anni di lavoro insieme al Caffè Meletti, in un contesto formale, abbiamo sentito l’esigenza di creare qualcosa di nostro. Non è stato un processo immediato. Abbiamo avviato Dirty da zero, occupandoci di ogni aspetto e continuando a gestire il locale direttamente, alternandoci tra il bancone e la sala».
Qual era la funzione precedente di questo spazio?
«In passato, il locale ospitava un negozio di tendaggi, una boutique e un’osteria. Quando siamo arrivati, abbiamo cercato di rispettare l’architettura originale, valorizzando le volte in pietra e adattando il locale alla nostra visione di servizio: informale, veloce ma curato».
Come organizzate le masterclass e quali sono i risultati a livello locale?
«Per attrarre l’interesse dei clienti e dei professionisti del settore, è fondamentale essere costanti e offrire esperienze di qualità. Le masterclass sono pensate per presentare prodotti e distillati attraverso degustazioni guidate per i colleghi e attività dedicate ai clienti. Spieghiamo come preparare un drink per poterlo replicare a casa».
Che idea avete della mixology?
«Prepariamo cocktail visivamente puliti, evitando guarnizioni elaborate e ponendo attenzione alla qualità del ghiaccio. Utilizziamo ingredienti freschi, sciroppi fatti in casa e ci dedichiamo a distillati come tequila e mezcal, che prima erano poco conosciuti qui».
Qual è un drink rappresentativo del vostro locale?
«La scorsa estate abbiamo introdotto uno slushy dal granitore, una fusione tra un Margarita e un Paloma, a base di tequila, ananas, salvia, lime e sciroppo d’agave. Ha riscosso un grande successo. Tuttavia, siamo conosciuti soprattutto per le nostre rivisitazioni di cocktail classici, come la nostra versione del Negroni, ispirata al periodo al Meletti».
Qual è il ruolo del food al Dirty?
«Il cibo è importante in quanto accompagna e sostiene la bevuta. Offriamo una cucina fredda con tapas da mangiare senza posate. I tacos provengono da un fornitore locale a due chilometri, che utilizza mais italiano. Proponiamo anche toast, olive all’ascolana e chips artigianali. Le porzioni sono piccole e i prezzi variano dai 6 ai 10 euro».
Come siete riusciti a diventare un punto di riferimento per gli amanti dei cocktail?
«Grazie a un’accoglienza informale e amichevole. Evitiamo atteggiamenti rigidi, vogliamo che i clienti si sentano a loro agio».
Qual è il costo medio dei cocktail?
«La maggior parte dei drink costa meno di 10 euro. Abbiamo calibrato l’offerta per consentire a tutti di gustarsi un drink».

Ascoli piceno: dall’era del vino e della birra alla mixology
Fino a pochi anni fa, il bere ad Ascoli Piceno era principalmente associato al vino e alla birra: Passerina, Pecorino, Rosso Piceno e birre erano le scelte più comuni, mentre i cocktail erano quasi sconosciuti. Al Caffè Meletti, si consumava l’Anisetta con la mosca e, per un tocco di originalità, si optava per uno Spritz.
La trasformazione è iniziata con locali come Sestili, l’unico rimasto tra i pionieri che ha introdotto ad Ascoli una vera cultura della miscelazione classica. Inizialmente, era necessario educare i clienti su cosa fosse un Negroni, come si bevesse un Americano e perché un cocktail potesse rappresentare qualcosa di diverso rispetto a una semplice alternativa al vino.
Negli ultimi dodici anni, la situazione è cambiata drasticamente e oggi la scena è molto più dinamica. Ascoli conta almeno quattro locali che meritano una visita. L’Ascoli Cocktail Week, tenutasi circa un mese fa, testimonia questa evoluzione: la città sta vivendo un cambiamento significativo nei consumi, nelle abitudini al bar e nella percezione del bere miscelato.
