Nel cuore del Friuli Venezia Giulia, una fascia collinare a forma di mezzaluna si estende tra il fiume Judrio e l’Isonzo, protetta dalle Prealpi Giulie e influenzata dalla vicinanza con l’Adriatico. Questo territorio vitato, che conta poco più di 1.300 ettari, ha visto l’88% delle sue coltivazioni dedicate a vitigni a bacca bianca. Nel 2025, la produzione si attesta su circa sette milioni di bottiglie, con 175 soci riuniti all’interno del Consorzio, di cui 111 sono imbottigliatori. Questi numeri raccontano la storia della denominazione Collio, riconosciuta come DOC dal 1968. Nonostante le dimensioni contenute, il Collio ha un’importanza significativa nella tradizione dei grandi bianchi italiani.
Esperienza immersiva nel collio
Il press tour organizzato dal Consorzio di Tutela, sotto la direzione di Lavinia Zamaro, ha offerto un’esperienza immersiva attraverso masterclass, visite in azienda e incontri con i produttori locali. Durante le quattro giornate di lavoro, sono state visitate undici aziende e degustati circa 130 vini, permettendo di esplorare un territorio ricco di sfumature e di riflessioni sulla propria identità.
La prima tappa: enoteca di cormòns
La prima tappa è stata all’Enoteca di Cormòns, dove i vini hanno raccontato la storia dei vigneti e delle aziende: quaranta etichette provenienti da ventisei produttori hanno introdotto il territorio attraverso cinque categorie dedicate a Ribolla Gialla, Friulano, Pinot Grigio, Sauvignon e Collio Bianco. La degustazione, guidata dal delegato di AIS Gorizia, Michele Paiano, ha messo in evidenza la complessità della denominazione, che non può essere ridotta a un’unica interpretazione. Le differenze tra i calici sono emerse immediatamente e sono state confermate nei giorni successivi. I vitigni, gli stili e le interpretazioni produttive variano notevolmente.
Elementi comuni e longevità
Nonostante ciò, alcuni elementi comuni come la freschezza, la tensione gustativa, la sapidità e la capacità evolutiva caratterizzano gran parte degli assaggi. Il tema della longevità è centrale nella cultura produttiva del Collio, contribuendo a spiegare perché molti dei suoi grandi bianchi siano considerati vini pensati per il tempo.
Visite successive e peculiarità del territorio
Le visite successive hanno rivelato come questa peculiarità si manifesti in contesti diversi. A Oslavia, il racconto si intreccia con la storia del confine e la tradizione delle macerazioni. A San Floriano, l’interazione tra bosco e vigneto si fa evidente. Capriva richiama i grandi bianchi da invecchiamento, mentre Farra d’Isonzo mantiene il carattere di territorio di passaggio. A unire questa pluralità è la ponca, l’alternanza di marne e arenarie di origine eocenica, considerata dai produttori come un elemento chiave per comprendere il carattere dei vini e la loro riconoscibilità.
Il ricambio generazionale nelle aziende
Un altro tema emerso durante gli incontri è quello del ricambio generazionale. In molte aziende visitate, i figli e le figlie dei produttori storici occupano ruoli di rilievo nella gestione, nella comunicazione e nelle scelte agronomiche ed enologiche. Molti di loro hanno acquisito esperienze all’estero o in altre regioni vinicole, portando nuove competenze e sensibilità. Questo passaggio di testimone appare come una sfida, con domande aperte sul futuro della denominazione.
Storia e varietà del collio
Il Collio è stato storicamente un crocevia di culture e tradizioni, influenzato dalle trasformazioni dell’Impero austro-ungarico, dalle due guerre mondiali e dal ridisegno dei confini nel Novecento. Accanto alle varietà autoctone come Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana, convivono da anni vitigni come Sauvignon, Pinot Grigio, Chardonnay e Pinot Bianco, che hanno arricchito la storia produttiva del territorio. Questa pluralità, sebbene rappresenti una risorsa, rende complesso individuare una sintesi immediata.
Iniziative del consorzio e focus sui vitigni
In questo contesto si inseriscono le iniziative del Consorzio, come la bottiglia Collio, introdotta nel 2009 con una caratteristica capsula gialla e il nome inciso sul vetro, per rafforzare l’identità visiva della denominazione. Più recente è il progetto Collio Evolution, che si propone di approfondire annualmente alcuni dei vitigni più rappresentativi. Dopo il Friulano, il prossimo focus sarà sul Pinot Grigio.
Collio bianco: sintesi della denominazione
Durante il tour, il tema del Collio Bianco è emerso ripetutamente. Questa tipologia, prevista dal disciplinare della denominazione, può essere ottenuta da una combinazione di vitigni ammessi, consentendo ai produttori di esprimere interpretazioni diverse all’interno di un quadro comune. L’assemblaggio di varietà autorizzate rappresenta una delle espressioni più originali del territorio, riflettendo la convivenza di elementi diversi e la ricerca di un equilibrio tra identità distanti.
Un’immagine della complessità del territorio
Oggi si discute se il Collio Bianco possa rappresentare una sintesi della denominazione. Piuttosto che fornire una risposta definitiva, sembra restituire un’immagine della complessità del territorio: un vino costruito attraverso la composizione, non attraverso l’esclusione. Dopo quattro giorni di esperienze, emerge la consapevolezza di una comunità vitivinicola che riconosce il proprio valore e la propria storia, continuando a interrogarsi su come tradurre questa ricchezza in un racconto condiviso.
