Conferenza Stato-Regioni approva il decreto sul ‘Marchio biologico italiano’

Accordo in Conferenza Stato Regioni per il Marchio biologico italiano, strumento per valorizzare i prodotti biologici e garantire qualità e sicurezza ai consumatori.

Il 25 gennaio 2025, si è tenuta una riunione della Conferenza Stato Regioni, durante la quale è stato raggiunto un accordo sul decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste riguardante le modalità di attribuzione del Marchio biologico italiano. Questo marchio, introdotto nel 2022 come strumento nazionale complementare al logo biologico dell’Unione Europea, mira a migliorare la visibilità e la competitività dei prodotti biologici italiani. Tale iniziativa si inserisce nel contesto del Piano d’azione nazionale per la produzione biologica 2024-2026.

Il provvedimento è stato redatto tenendo conto delle opinioni e delle esigenze del settore agricolo e sarà notificato secondo le disposizioni della direttiva UE 2015/1535. Questo passaggio è fondamentale per garantire che la Commissione Europea possa esprimere eventuali osservazioni prima dell’adozione finale del decreto.

Commenti del Sottosegretario D’eramo

Il Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, Luigi D’Eramo, ha espresso soddisfazione per il via libera ottenuto in Conferenza Stato Regioni. Ha sottolineato che si tratta di un passo importante per rendere le eccellenze italiane più riconoscibili, offrendo al contempo una garanzia ai consumatori riguardo l’origine delle materie prime e gli elevati standard di qualità e sicurezza dei prodotti biologici. D’Eramo ha evidenziato come questo marchio rappresenti un elemento innovativo, capace di stimolare la crescita del settore e di tutelare il lavoro degli operatori, valorizzando la produzione agricola biologica del Paese.

Richiesta di monitoraggio e divulgazione

Durante la seduta, le Regioni hanno proposto al Ministero di istituire un gruppo di lavoro per monitorare l’uso del marchio e per sviluppare iniziative di divulgazione. Tali iniziative dovrebbero concentrarsi su mercati target specifici, in particolare quelli del Nord Europa. L’uso del Marchio biologico italiano sarà volontario e potrà essere richiesto dagli operatori biologici che hanno sede legale e produttiva all’interno del territorio dell’Unione Europea, a condizione che la loro certificazione biologica sia valida e attesti la conformità alle normative europee e nazionali.

Il provvedimento rappresenta un passo significativo per il settore biologico italiano, contribuendo a rafforzare la sua posizione nel mercato globale e a garantire ai consumatori prodotti di alta qualità e provenienza certificata.