Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, è scomparso il 21 maggio 2025, lasciando un’eredità che trascende il mondo culinario. La sua lotta per la biodiversità, la valorizzazione dei piccoli produttori e la promozione delle identità locali hanno influenzato anche il settore della mixology. Oggi, i bartender cercano di tradurre il territorio in esperienze liquide, rendendo omaggio alla filosofia di Petrini.
La visione di leandro serra
Leandro Serra, proprietario di The Duke Maddalena, ha descritto Petrini come un uomo di grande visione. In Sardegna, la collaborazione con Slow Food ha aperto nuove strade: «La ricerca dei prodotti del territorio è diventata una costante per creare nuovi sapori e portarli alla tavola del consumatore». Questa ricerca si concretizza nei cocktail, dove il lavoro di professionisti come Sebastiano Rosu si distingue per l’uso di ingredienti locali.
Il contributo di sergio mannino
Sergio Mannino, proprietario di Sabir Palermo, riconosce il contributo fondamentale di Petrini nel difendere la biodiversità italiana, affermando che il cibo rappresenta cultura, territorio, identità e memoria. Tuttavia, Mannino sottolinea che la mixology italiana ha ancora margini di miglioramento. Troppo spesso, nei bar, si ricorre a prodotti standardizzati che uniformano l’offerta, rendendo i cocktail simili tra loro. La sua proposta è quella di una miscelazione fortemente radicata nel Mediteraneo, utilizzando ingredienti come agrumi, erbe e spezie, che raccontano la storia del nostro territorio. «Essere contemporanei non significa dimenticare le radici, ma reinterpretarle con una sensibilità moderna».
Ingredienti trascurati nella mixology
Mannino evidenzia anche ingredienti spesso trascurati, come la carruba, il fico d’India, il corbezzolo e il mirto artigianale, che possiedono un’identità forte ma sono raramente utilizzati nella mixology internazionale.
Il ruolo di simone baggio
Simone Baggio, titolare di Alchimista Bistrot e Mescole a Castelfranco Veneto, amplia il discorso, sottolineando come Slow Food abbia valorizzato i prodotti autoctoni attraverso la filosofia di «buono, pulito e giusto». Alcuni bartender, tra cui Baggio stesso, tentano di seguire questa linea, ma affrontano difficoltà legate agli interessi commerciali delle grandi aziende e alla costanza nella ricerca degli ingredienti.
Una proposta regionale per il futuro
Per Baggio, il futuro della mixology non risiede in una generica interpretazione mediterranea, ma in una proposta regionale italiana. «Le erbe aromatiche del Nord non sono le stesse del Sud e, in base alla zona, anche gli asparagi possono avere sapori diversi». La sua visione non rappresenta un’Italia monolitica, ma una rete di microterritori ricchi di varietà e profumi.
Il progetto di tommy colonna
Tommy Colonna, noto bartender pugliese e proprietario di Benni from Gambrinus a Gravina in Puglia, porta avanti da quasi vent’anni un progetto in linea con la filosofia di Carlo Petrini e l’Università di Pollenzo. Ogni anno, una classe dell’università partecipa a un’escursione nel Geoparco dell’Alta Murgia, dove gli studenti imparano a riconoscere le erbe aromatiche del territorio per poi trasformarle in cocktail. Questa esperienza combina foraging, educazione sensoriale e convivialità, rendendo il cocktail un mezzo di espressione culturale.
Il legame tra territorio e condivisione
Colonna sottolinea l’importanza di recuperare il legame tra territorio e condivisione, evidenziando come gli ingredienti locali possano creare una memoria collettiva attraverso il gusto. La visione di Petrini continua a ispirare e guidare le nuove generazioni di bartender, spingendoli a esplorare e valorizzare il patrimonio agricolo italiano.
