Due amici riportano in vita il vino di Annibale nella Val di Susa

Due enologi piemontesi riscoprono varietà di vino autoctone dimenticate, ispirati da Annibale, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio vitivinicolo della Val di Susa.

Che sapore avrà il vino prodotto sulle montagne piemontesi da Annibale nel 218 a.C.? Questa domanda ha ispirato due appassionati di enologia, Mattia Longoni ed Edoardo Marzorati, a intraprendere un progetto ambizioso nella Val di Susa. Il loro obiettivo è riportare in vita varietà di vino autoctone, dimenticate nel corso del tempo, che potrebbero essere state apprezzate dal famoso condottiero cartaginese durante la sua storica traversata delle Alpi, accompagnato da cavalli ed elefanti.

Il progetto di longoni e marzorati

L’idea di Longoni, enologo di 31 anni e discendente di una famiglia proprietaria di terreni in Val di Susa, e del suo socio Marzorati, ingegnere nel settore dei trasporti, è stata raccontata nell’ultimo numero di ‘La Revue du vin de France’. I due amici, originari di Como, hanno deciso di ristrutturare un ettaro e mezzo di vigneti a Mompantero, nei pressi di Susa, che erano stati abbandonati per oltre quarant’anni. Nel marzo 2025, hanno piantato due varietà autoctone, una rossa e una bianca, insieme a un Nebbiolo. Inoltre, hanno sviluppato un porta innesto in collaborazione con l’Università di Milano.

Il futuro del vino piemontese

I primi vini, commercializzati sotto l’etichetta ‘Barone di Clivio‘, sono attesi sul mercato tra quattro anni, portando con sé la speranza di riscoprire sapori antichi e tradizioni vitivinicole che risalgono a secoli fa. L’iniziativa di Longoni e Marzorati non solo mira a valorizzare il patrimonio enologico della regione, ma rappresenta anche un legame con la storia, rendendo omaggio a un passato che affonda le radici nella cultura vitivinicola piemontese.