Il settore vinicolo italiano si trova di fronte a sfide significative, ma anche a opportunità inedite. Durante il summit “Envisioning2035 – Wine [R]evolution”, organizzato da FreedL Group il 4 giugno 2025 presso la Terrazza Belvedere di Palazzo Regione Lombardia a Milano, esperti e professionisti del settore hanno discusso le strategie per il futuro del vino italiano. L’incontro ha avuto come obiettivo principale quello di esplorare come generare valore in un mercato che, sempre più, premia l’innovazione e non solo la qualità del prodotto.
Export in calo, ma segnali positivi emergenti
Nel 2025, l’export mondiale di vino ha registrato un calo, scendendo a 33,8 miliardi di euro, con l’Italia che ha visto una diminuzione del 3,6% in termini di valore. Tuttavia, i dati presentati da Denis Pantini di Nomisma Wine Monitor rivelano due tendenze promettenti. L’enoturismo, infatti, ha portato alle aziende vinicole italiane un introito di 3,1 miliardi di euro. Inoltre, i mercati emergenti hanno visto un aumento della loro incidenza sull’export italiano, passando dal 15,1% al 19,5% dal 2019 al 2025. Questi numeri indicano chiaramente dove si stanno spostando le opportunità per il vino italiano.
La qualità non è più sufficiente
La produzione di vino di alta qualità rimane un elemento fondamentale, ma non è più l’unico fattore determinante per il successo. Durante il summit, manager e imprenditori hanno evidenziato l’importanza di potenziare la struttura finanziaria delle aziende, migliorare le competenze manageriali e ottimizzare la distribuzione. Edoardo Freddi, CEO di FreedL Group, ha affermato che il problema non è la crisi del vino italiano, ma piuttosto un modello di business obsoleto. Con “Envisioning2035”, l’intento è stato quello di spostare l’attenzione dalla celebrazione del prodotto alla creazione di un sistema più efficiente, in grado di adattarsi rapidamente e competere sui mercati internazionali.
Export: da fiera a strategia
Uno dei temi centrali del summit è stato il rapporto delle cantine con l’internazionalizzazione. Spesso, l’export viene ancora considerato come una mera partecipazione a fiere o attività promozionali temporanee, anziché come una strategia ben definita per diverse aree geografiche e canali di consumo. La discussione ha messo in evidenza come le aziende che riescono a crescere all’estero siano quelle che investono in capitale umano e analisi dei dati, non solo in marketing e comunicazione. Inoltre, è emerso il problema della marginalità: molte cantine faticano a espandersi sui mercati senza compromettere i propri margini di profitto.
Il cambiamento del consumatore e la staticità del vino
Il vino italiano deve affrontare una concorrenza sempre più ampia, non solo da parte di altri vini, ma anche da spirits, cocktail di alta qualità e birre premium. Le nuove generazioni si avvicinano al vino attraverso canali digitali, podcast e piattaforme di e-commerce, modalità che il settore sta ancora cercando di dominare. È fondamentale che le aziende comprendano questo cambiamento nelle abitudini di acquisto e di consumo, altrimenti rischiano di perdere un pubblico sempre più ristretto.
Rendere l’identità del vino comprensibile
Le caratteristiche distintive del vino italiano, come il terroir e le denominazioni, rimangono punti di forza, ma è essenziale che queste diventino più accessibili a un pubblico diversificato. Alcuni codici di comunicazione e formati di offerta possono risultare esclusivi per i nuovi consumatori. Anche l’enoturismo deve evolvere: non si tratta solo di accoglienza, ma di costruire relazioni durature che incoraggino l’acquisto e la fidelizzazione.
Partecipanti al summit
Tra i partecipanti all’incontro si sono distinti nomi come Pierluigi Catello di Michael Page, Luca Castagnetti del Centro Studi Management DiVino, Riccardo Cotarella di Assoenologi, Lavinia Furlani di Wine Meridian, e molti altri. L’evento è stato inaugurato da Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, e dal Ministro Francesco Lollobrigida.
Riorganizzazione e innovazione per il futuro
Il summit ha messo in evidenza che il vino italiano ha le risorse necessarie per competere nel 2035, ma è imperativo rivedere le modalità di organizzazione e comunicazione. Non basta produrre vino di qualità; è necessario sviluppare modelli d’impresa che generino margini, garantiscano una presenza internazionale e stabiliscano un legame autentico con i consumatori, che stanno cambiando a un ritmo accelerato.
