Europe’s 50 Best Bars: scopri il Flying Dutchman al Sofitel Legend The Grand di Amsterdam

Amsterdam si prepara per l’evento Europe’s 50 Best Bars, mentre il Flying Dutchman e il barman Aleks Marinov raccontano l’evoluzione della cultura del bere nella capitale olandese.

BAR & WINE – Amsterdam, 28 giugno 2026. La capitale olandese è in fermento in attesa di Europe’s 50 Best Bars, con la cerimonia prevista per il 30 giugno. In questo contesto, il bar emerge come un osservatorio privilegiato sull’evoluzione del settore dell’ospitalità.

Il sofitel legend the grand amsterdam

Varcando la soglia di un imponente edificio in mattoni rossi situato sull’Oudezijds Voorburgwal, ci si trova di fronte al Sofitel Legend The Grand Amsterdam, un albergo che rappresenta un vero e proprio pezzo di storia. Originariamente convento nel XV secolo, ha successivamente svolto il ruolo di dimora, sede dell’Ammiragliato e municipio. Nel 1966, qui si è celebrato il matrimonio dell’ex Regina Beatrice.

Non è solo la grandiosità dell’edificio a catturare l’attenzione, ma anche il suo angolo più nascosto: un giardino interno, un’oasi di intimità e tranquillità nel cuore della città.

Il bar flying dutchman

È proprio in questo giardino che si trova il Flying Dutchman. Entrando, si viene accolti da un’atmosfera calda, dominata dal legno scuro. Questo locale, definito un “brown bar”, evoca un’epoca in cui la luce delle candele e il fumo del tabacco creavano un ambiente accogliente, trasformando i pub in rifugi per gli avventori. Il Flying Dutchman si inserisce perfettamente in un ecosistema più ampio, condividendo lo spazio con il bistrot mediterraneo Oriole, il ristorante di alta cucina Bridges e la Library ‘Or’.

Il barman aleks marinov

Dietro il bancone, ad accogliere i clienti c’è Aleks Marinov, originario di Leptokarya, in Grecia. Dopo aver studiato cucina a Salonicco, ha capito che la sua vera vocazione era il contatto diretto con le persone. Ha iniziato la sua carriera a Mykonos, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi cinque anni fa, passando per diverse esperienze lavorative, fino ad approdare due mesi fa al The Grand.

Quando gli chiedo di raccontarmi l’essenza del Flying Dutchman, Aleks risponde: «È un luogo dove l’ospite deve sentirsi accolto, senza la necessità di essere sorpreso da drink stravaganti. Ci concentriamo sui classici, ascoltando le richieste dei clienti e preparando ciò che desiderano, se abbiamo gli ingredienti». La conversazione si sposta inevitabilmente sugli ingredienti, e Aleks sottolinea l’importanza del jenever, un distillato locale, per rappresentare l’identità olandese nel bicchiere.

La scena dei cocktail ad amsterdam

In questi giorni, la città è invasa da bartender e appassionati provenienti da tutta Europa, e il Flying Dutchman ospiterà nomi illustri del settore, come quelli del Boadas di Barcellona e del The Savoy di Londra, con l’arrivo di Nico de Soto previsto per il primo luglio. Quando gli chiedo il valore di questi eventi, Aleks risponde che servono a creare connessioni, evidenziando che l’ospitalità è al centro del suo lavoro. «Il drink è solo un complemento», afferma, sottolineando come tali eventi contribuiscano a far crescere la cultura del bere nella città.

Fino a qualche anno fa, Amsterdam non era conosciuta per i cocktail, ma Aleks evidenzia come la situazione sia cambiata radicalmente. «Adesso ci sono bar di grande qualità come Door 74 e Super Lyan, e l’arrivo di professionisti internazionali ha arricchito la scena con nuove tecniche e sensibilità», spiega.

Il futuro del bere analcolico

Il discorso si sposta infine sul tema del bere senza alcol, un argomento sempre più rilevante. Aleks non lo considera un argomento marginale. «I drink analcolici sono il futuro. Le nuove generazioni vogliono vivere l’esperienza del cocktail senza necessariamente consumare alcol. Questa è una tendenza globale positiva», afferma, sottolineando che un drink analcolico deve avere la stessa dignità di uno alcolico.

Infine, tocco il tema della birra in un cocktail, in una città così legata alla cultura brassicola. Aleks chiarisce: «Se c’è equilibrio, ha senso, ma nulla deve essere forzato. Un bar deve avere la propria identità e saper ascoltare i propri clienti». La conversazione si conclude con una riflessione sull’evoluzione della cultura del bere nella capitale olandese, che continua a sorprendere e a evolversi.