Federvini: l’export in difficoltà, ma crescono i mercati di Mercosur e India

Il settore vinicolo italiano affronta sfide geopolitiche e opportunità commerciali con il Mercosur e l’India, puntando su qualità e identità per il futuro del Made in Italy.

La resilienza e la qualità dei vini italiani si confrontano con le sfide geopolitiche, mentre il futuro commerciale si gioca attraverso gli accordi internazionali tra Mercosur e India. Il settore vinicolo è stato al centro dell’attenzione durante il Vinitaly, grazie ai dati forniti dall’Osservatorio Federvini, realizzato in collaborazione con Nomisma e TradeLab.

Accordo con il Mercosur e opportunità in India

A partire dal 1° maggio 2025, l’accordo commerciale con il Mercosur darà accesso a un mercato di circa 260 milioni di abitanti, in cui l’export vinicolo ha già mostrato un incremento del 45% negli ultimi cinque anni. L’India rappresenta un’opportunità ancora più significativa: con la riduzione dei dazi, che scenderanno dal 150% a una fascia compresa tra il 20 e il 30%, si prevede una vera e propria rivoluzione commerciale per il Prosecco, che ha già registrato un incremento del 165%, insieme ai grandi vini rossi.

Andamento dell’export nel 2025

Nonostante il 2025 si chiuda con un calo dell’export vinicolo del 3,6%, corrispondente a circa 300 milioni di euro in meno, il modello italiano si dimostra più solido rispetto ai principali concorrenti, come la Francia e la Spagna, che hanno visto rispettivamente una diminuzione del 4,4% e del 5,1%. Un caso particolare è rappresentato dagli Stati Uniti: a un anno dall’introduzione dei dazi, le esportazioni verso questo mercato sono crollate del 12%, e l’inizio del 2026 si preannuncia ancora più difficile, con un calo del 34% rispetto al periodo precedente all’implementazione dei dazi.

Il valore del Made in Italy e le sfide future

Giacomo Ponti, presidente di Federvini, ha affermato l’importanza del Made in Italy nel panorama globale, sottolineando che i produttori italiani devono affrontare il futuro con fiducia e ottimismo. Tuttavia, ha avvertito che la reputazione dei marchi italiani rappresenta il vero scudo contro l’instabilità dei mercati. Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vini di Federvini, ha aggiunto che non è la dimensione del mercato a cambiare, ma piuttosto la qualità della domanda. Il futuro del Made in Italy è legato al connubio tra vino e cucina, quest’ultima riconosciuta come patrimonio dell’UNESCO, per promuovere uno stile di vita che valorizzi la moderazione come fattore competitivo a livello globale.

La sfida è chiara: puntare su una minore quantità di prodotto, ma con una maggiore identità per affrontare le difficoltà legate ai dazi. Sul mercato interno, si osserva una polarizzazione dei consumi. Sebbene i volumi nella grande distribuzione abbiano registrato una leggera flessione, il valore rimane stabile a 3 miliardi di euro. I consumatori si dimostrano più selettivi, cercando prodotti che esprimano identità e legame con il territorio. Le bollicine continuano a rappresentare una “locomotiva” sia nel canale della grande distribuzione, dove il valore è aumentato del 2,7%, sia nel settore della ristorazione, dove, nonostante un contesto di consumi più moderati e consapevoli, i vini spumanti si difendono meglio rispetto ai vini fermi.