BAR & WINE – Nel contesto attuale, l’attenzione dei consumatori verso la salute è in crescita, ma recenti indagini evidenziano che la crisi economica rappresenta la causa principale del declino nelle vendite di bevande alcoliche. Un ampio studio scientifico ha messo in discussione alcune conclusioni affrettate, affermando che non esistono evidenze significative che colleghino il consumo di alcol con il rischio di sviluppare tumori. Nel frattempo, la produzione di sidro sta riprendendo vigore a livello globale, suggerendo che potrebbe emergere come il prossimo trend nel settore. Questo articolo presenta una selezione di notizie recenti riguardanti l’industria degli aperitivi e dei distillati, raccolte dai media internazionali.
Il sidro: un possibile protagonista del mercato globale
Con l’ampia varietà di bevande alcoliche come gin, whisky, rum e tequila, si potrebbe ipotizzare che il sidro possa diventare il prossimo campione di vendite a livello mondiale. Secondo un articolo pubblicato da The Drinks Business, il mercato globale del sidro è attualmente in forte espansione, alimentato dall’innovazione, dalla curiosità dei consumatori e da investimenti strategici. Secondo i dati forniti da Grand View Research, l’industria del sidro sta crescendo in tutte le regioni del mondo. L’Europa, con una quota di mercato del 37% nel 2024, continua a dominare grazie alla sua lunga tradizione e alla capacità di adattarsi alle nuove tendenze. Sorprendentemente, il Messico sta emergendo come un attore importante, con un aumento dei produttori artigianali nelle regioni di Chihuahua, Puebla e Città del Messico, che introducono profili aromatici innovativi.
Il Nord America e l’area Asia-Pacifico stanno anch’essi registrando un incremento significativo nel consumo di sidro. Quest’ultima regione è prevista crescere a un tasso medio di quasi il 6% all’anno, sostenuta dall’espansione della classe media e dall’interesse dei giovani consumatori. Nel Medio Oriente, il mercato del sidro, del perry e dell’idromele ha raggiunto nel 2024 un volume di 878 milioni di litri, con previsioni di superare il miliardo entro il 2035, con Turchia, Iran e Arabia Saudita come mercati chiave.
Gabe Cook, presidente della giuria degli International Cider Awards, osserva un ritorno ai sidri più tradizionali. Le vendite non sono più dominate dai sidri aromatizzati, ma piuttosto dalle varie espressioni del sidro di mela, incluse le opzioni low e no alcol e i sidri vintage ad alta gradazione. Cresce anche l’interesse per i fine ciders, prodotti con tecniche più simili a quelle del vino, al punto che alcuni sono realizzati seguendo metodi simili a quelli utilizzati per lo Champagne.
Il declino del consumo di alcol e il ruolo dei prezzi
Il consumo di alcol nei paesi occidentali ha raggiunto livelli minimi storici, con gli Stati Uniti che mostrano una riduzione dal 60% di adulti che dichiaravano di bere alcolici nel 1997 al 54% nel 2023. Questo calo è particolarmente marcato tra i giovani, rappresentando una sfida strutturale per l’industria delle bevande. Un’analisi condotta da Rachel Arthur e pubblicata su Beverage Daily evidenzia che questa tendenza non è attribuibile a un singolo fattore, ma è il risultato di molteplici cambiamenti culturali, economici e sociali. Sebbene l’attenzione per la salute sia frequentemente citata come motivo principale, i consumatori ora si concentrano su rischi specifici, anche se non sempre supportati da evidenze concrete, come il presunto legame tra alcol e alcuni tumori, amplificato da allarmismi diffusi dall’OMS.
In aggiunta, i giovani della Generazione Z tendono a socializzare sempre più nel mondo digitale, dove ogni interazione è tracciabile. Questo porta a una maggiore attenzione alla propria immagine, riducendo l’uso dell’alcol come strumento di socializzazione, a differenza delle generazioni passate. Tuttavia, il fattore economico risulta essere quello più determinante nel calo del consumo di alcol. Ricerche condotte nel Regno Unito e negli Stati Uniti, tra cui uno studio recente di MMR Research, indicano che inflazione, costo della vita e incertezze lavorative, accentuate dall’avanzamento dell’intelligenza artificiale, spingono molti consumatori a ridurre le spese superflue, portando alcuni a smettere completamente di bere. Anche se la situazione economica dovesse migliorare, è probabile che queste nuove abitudini si consolidino.
Riconciliando i miti sull’alcol e il cancro
Le preoccupazioni relative ai legami tra consumo di alcol e rischio di cancro sono state oggetto di dibattito negli ultimi anni. Tuttavia, un’analisi genetica approfondita pubblicata su BMC Medicine ha concluso che non esiste alcuna associazione tra alcol e rischio complessivo di cancro. Secondo quanto riportato da The Drinks Business, lo studio, condotto da Larsson e colleghi, ha esaminato i dati di oltre 1,5 milioni di persone attraverso biobanche e consorzi oncologici, utilizzando la metodologia di “randomizzazione mendeliana”, che si basa sulle variazioni genetiche piuttosto che sulle dichiarazioni soggettive dei partecipanti per valutare l’impatto del consumo di alcol.
I risultati principali indicano che, a livello genetico, un aumento del consumo di alcol non influisce sull’incidenza totale dei tumori, neppure per il tumore al seno, spesso citato nelle campagne di sensibilizzazione. Alcuni segnali specifici emergono, ma devono essere interpretati con cautela. Ad esempio, si osserva un “aumento moderato” del rischio per tumori della testa e del collo, oltre a “associazioni deboli” con quelli del colon-retto e dell’esofago. In alcuni casi, si registrano anche “associazioni inverse”, suggerendo una diminuzione del rischio per tumori del rene, endometrio, alcuni linfomi e mieloma in relazione all’aumento del consumo di alcolici. Questi risultati giungono in un momento in cui l’OMS promuove politiche fiscali più restrittive sull’alcol, suggerendo che le affermazioni generali che collegano il consumo di alcol al rischio di cancro potrebbero semplificare eccessivamente una realtà scientifica molto più complessa.
