I Maya “conquistano” Lenci in Darsena, il gelato al cioccolato è un viaggio nel tempo

di ilfaroonline.it
cacao maya lenci
cacao maya lenci

Non tutti sanno che i Maya bevevano il cacao mescolato con acqua calda. Si può affermare che l´origine della parola cioccolato derivi proprio da questa miscela: chacau che vuol caldo e haa, ovvero acqua. Chacauhaa era la bevanda calda di cacao, che poteva essere chiamata anche chocolhaa, perché chocol indica un sinonimo di chacau.

Il nome originario, kakaw, in lingua Maya significa “La bevanda degli dei”. Racconta una leggenda che la pianta del cacao cresceva nel giardino del sommo Dio, luogo di comunione e di incontro di tutti gli dei. Una volta, uno di loro, entrò nel giardino, rubó una pianta di cacao e la diede agli uomini, affinché essi la coltivassero, raccogliessero i frutti per poi tostare i semi, mollarli e trasformare il tutto in bevanda.

E proprio il cioccolato dei Maya sta per conquistare l’estate 2021. Il famoso gelatiere Vincenzo Lenci, due coni Gambero Rosso, nel suo “Lenci in Darsena” a Fiumicino, proporrà proprio il cacao dei Maya al pubblico dell’Estate 2021. Lenci ha infatti aderito al Progetto Criollo, che vede proprio il recupero di antichissime produzioni come obiettivo per valorizzare l’attualità.

Il Criollo è una varietà di cacao che ha rischiato di diventare perduta: è il cacao dei Maya e degli Atzechi, la cui coltivazione è stata progressivamente abbandonata a causa della sua bassa resa produttiva. Si tratta di un cacao raro e fragile e rappresenta soltanto lo 0,001% del cacao prodotto nel mondo.

Eppure, la qualità di questo cacao non ha eguali: essendo privo di tannini, i quali conferiscono asperità e astringenza al prodotto, il Criollo vanta una cremosità, una rotondità e una dolcezza uniche al mondo. Con il Progetto Criollo, Domori ha recuperato questa preziosa varietà di cacao dando vita in Venezuela alla piantagione più grande al mondo.

Come sempre, dunque, Lenci punta all’eccellenza, offrendo nella sua boutique di gelateria gusti e sapori che sono realmente viaggi, a volte nel tempo, a volte nei meandri degli azzardi gastronomici. Ma sempre capolavori.

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