Si è svolta il 10 e 11 gennaio 2025 presso il Palazzo Pucci di Firenze l’Assemblea annuale del Comitato Italiano del Caffè, parte di Unione Italiana Food. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti delle principali aziende del settore, che si sono confrontati sulle sfide attuali, tra cui il nuovo Regolamento sugli imballaggi (PPWR), il Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR), e le normative riguardanti contaminanti e pesticidi. Al centro del dibattito anche la crisi delle materie prime e l’evoluzione dei prezzi, nonché le direttive europee in materia di sostenibilità. L’assemblea ha rappresentato un’importante occasione per analizzare le tendenze di mercato e le questioni regolatorie a livello europeo e internazionale.
Il comitato italiano del caffè
Il Comitato Italiano del Caffè, presieduto da Giuseppe Lavazza, rappresenta oltre 65 aziende, coprendo circa l’80% del mercato nazionale del caffè. Questa organizzazione è composta da grandi marchi e piccole-medie imprese locali, unite dalla missione di esportare nel mondo il valore dell’espresso italiano. Nonostante le differenze in termini di dimensioni e capacità produttiva, le aziende collaborano attraverso Unionfood su progetti strategici, mantenendo vive le identità aziendali che arricchiscono l’associazione.
I risultati del settore del caffè in italia
Il settore del caffè in Italia ha registrato risultati significativi. Secondo i dati elaborati da Unione Italiana Food, basati su statistiche Istat e NielsenIQ, nel 2024 l’Italia ha prodotto oltre 430mila tonnellate di caffè, sia tostato che solubile, confermandosi come il secondo produttore di caffè tostato nell’Unione Europea e il quinto a livello mondiale per caffè solubile. Questo traguardo è stato possibile grazie alla presenza di circa 1.000 torrefazioni di alta qualità distribuite lungo la Penisola, generando un fatturato totale di 5 miliardi di euro. Durante l’Assemblea è stato previsto anche un convegno tecnico in collaborazione con Areté – The Agri-Food Intelligence Company, per discutere l’andamento del mercato della materia prima caffè.
Il consumo di caffè in italia
In Italia, il caffè è molto più di una semplice bevanda; rappresenta un rituale sociale e un elemento fondamentale della cultura nazionale. Nel 2024, il consumo di caffè ha superato le 280mila tonnellate, portando il consumo pro capite a 4,8 kg all’anno, corrispondenti a 792 tazzine di espresso. La maggior parte del consumo avviene in casa: su 100 tazzine, 72 vengono consumate tra le mura domestiche, mentre 28 provengono da bar, ristoranti e hotel.
Esaminando le diverse tipologie di prodotto, nel 2024 si è registrata una crescita del caffè mono-porzionato, a scapito del caffè macinato. Le capsule e le cialde hanno visto un aumento a volume del 13%, passando dal 20,6% del 2023 al 24% nel 2024. Al contrario, il caffè macinato ha subito una diminuzione del 6% a volume, scendendo dal 67,6% al 64%, pur rimanendo la scelta preferita dagli italiani. Seguono il caffè in grani, che rappresenta l’8%, e il caffè solubile, con una quota del 4%.
Import ed export di caffè
Nel 2024, l’Italia ha importato circa 655mila tonnellate di caffè, con oltre la metà delle forniture provenienti da Brasile e Vietnam. Riguardo alle varietà, la Robusta ha costituito un terzo delle importazioni, mentre l’Arabica ha rappresentato i due terzi.
Per quanto concerne le esportazioni, nel corso dell’ultimo anno, il Paese ha venduto all’estero 300mila tonnellate di caffè, di cui 5,7mila tonnellate di caffè solubile e la restante parte di caffè tostato. Le principali destinazioni per il caffè tostato sono Germania, Francia e Polonia, seguite da Stati Uniti e Regno Unito. Per il caffè solubile, invece, le prime tre destinazioni sono Francia, Filippine e Bulgaria, seguite da Spagna e Danimarca.
Giuseppe Lavazza, Presidente del Comitato Italiano del Caffè, ha dichiarato: “Il caffè è un prodotto amatissimo, ma anche molto fragile. È minacciato da vari fattori, tra cui la diminuzione del volume dei raccolti nei principali Paesi produttori come Brasile e Vietnam, e da una forte attività speculativa legata alla riduzione degli stock di caffè verde nei magazzini europei. Inoltre, ci sono problematiche logistiche significative, come l’impraticabilità del canale di Suez, da cui transita gran parte del caffè destinato all’Europa. Infine, vi è l’incertezza derivante dall’applicazione di dazi elevati sul caffè verde e tostato da parte dell’amministrazione USA, oltre alle difficoltà legate ai regolamenti europei sul Green Deal.”
Le conseguenze di queste dinamiche si traducono in un aumento record dei prezzi per entrambe le varietà di caffè, arabica e robusta, con un impatto notevole sui costi di approvvigionamento e sulla liquidità del settore. Le aziende italiane, consapevoli della situazione, si stanno attrezzando per affrontare un periodo complesso, mettendo in campo tutte le risorse disponibili per garantire la continuità e la qualità del servizio.
