Il Carajillo, un drink tradizionale spagnolo a base di caffè, è un cocktail che, nonostante la sua presenza nella classifica di Drinks International dei 50 cocktail più richiesti al mondo, continua a rimanere sconosciuto a molti bartender. Nel 2025, questo drink occupa l’ultima posizione della lista, ma nel 2024 si trovava addirittura al trentottesimo posto. La sua storia e la ricetta, pur semplici, rivelano un patrimonio culturale ricco e variegato, che merita di essere esplorato.
Origini e significato del Carajillo
La storia del Carajillo è avvolta nel mistero e si intreccia con diverse tradizioni culturali. Una delle teorie più diffuse suggerisce che il drink sia nato in Spagna come evoluzione del caffè corretto. In passato, i lavoratori spagnoli, all’alba, aggiungevano un goccio di aguardiente al caffè per affrontare la giornata con un po’ più di coraggio, da cui deriverebbe il nome “Carajillo”, che si traduce in “piccolo carajo”.
Un’altra versione della storia ci porta a Cuba, dove i lavoratori delle piantagioni, o i soldati spagnoli, mescolavano rum e caffè per creare una bevanda energizzante. Infine, la terza teoria colloca l’origine del Carajillo in Messico, dove le comunità di immigrati spagnoli si riunivano per gustare un caffè alcolico. Negli ultimi anni, il Carajillo ha guadagnato popolarità a Città del Messico, diventando un simbolo della vita notturna giovanile e un’alternativa agli energy drink alcolici.
Un cocktail in ascesa
Il Carajillo ha trovato la sua strada nel cuore della cultura di molti paesi di lingua spagnola, dalla penisola iberica all’America Latina. La sua popolarità è testimoniata dalla sua presenza nella lista dei cocktail più venduti nel mondo. La versione più conosciuta del Carajillo è quella preparata con il Licor 43, un liquore spagnolo creato nel 1946, che offre una combinazione di sapori dolci, vanigliati e agrumati, in perfetta armonia con l’espresso.
Il termine Carajillo è generico e si riferisce all’abbinamento tra caffè e diversi ingredienti alcolici. In Spagna, è comune utilizzare il brandy, mentre in Colombia e Venezuela si predilige il rum, e in Messico il mezcal. La versatilità di questo drink è uno dei suoi punti di forza: può essere servito caldo, freddo, shakerato o semplicemente mescolato, permettendo a ciascun bartender di interpretarlo secondo il proprio stile.
Preparazione del Carajillo
La preparazione del Carajillo è semplice e può essere realizzata in due modi: Build o Shake and Strain. Per servire questo drink, si utilizza un tumbler basso o un bicchierino da caffè. Gli ingredienti fondamentali sono 60 ml di liquore Licor 43 (oppure brandy, cognac, rum o whisky) e 30 ml di caffè espresso appena preparato. Per guarnire, si possono aggiungere tre chicchi di caffè, anche se questa è un’opzione facoltativa.
Nella versione classica, si versa il liquore nel bicchiere riempito di ghiaccio e si aggiunge lentamente il caffè caldo, mescolando delicatamente con un bar spoon. Nella versione shakerata, si mettono gli ingredienti nello shaker con ghiaccio, si agita energicamente per 10-12 secondi e si filtra nel bicchiere precedentemente ghiacciato.
Il Carajillo e il cinema
Nonostante la sua diffusione nel mondo ispanico, il Carajillo non ha trovato spazio nel panorama cinematografico, nemmeno in film spagnoli. Tuttavia, il suo “parente italiano”, il caffè corretto, è stato menzionato in almeno due film con Totò. In “Totò terzo uomo” del 1951, l’attore chiede un caffè corretto con cognac, mentre in “Totò e il medico dei pazzi” del 1954, ordina un caffè corretto “in mezzo litro”. Questi riferimenti evidenziano l’importanza del caffè corretto nella cultura italiana, legata a un personaggio iconico come Totò, noto per il suo amore per le bevande alcoliche.
