Il Charleston di Palermo riapre i battenti: dal 29 novembre la nuova gestione di Solofra e Merolli

Il Charleston riapre nel 2025 a Palermo con una nuova identità culinaria, guidato dagli chef Giovanni Solofra e Roberta Merolli, reinterpretando la sua storica tradizione gastronomica.

Ristoranti – «Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono quel fiume», scriveva Jorge Luis Borges. Alcuni luoghi sembrano esistere in questa dimensione temporale, attraversando le stagioni, rallentando e nascondendosi, ma rimanendo sempre parte di un flusso continuo. Percorsi che non seguono una linea retta, ma si muovono circolarmente, ritornando nei punti di partenza per ripartire con nuova energia.

Il charleston: un ritorno alle origini

Il Charleston è uno di questi luoghi emblematici e, nel 2025, dopo aver influenzato la cultura gastronomica di Palermo per decenni, riemerge nella sua storica location di Piazzetta Flaccovio. Gli chef Giovanni Solofra e Roberta Merolli, una coppia sia nella vita che nel lavoro, guidano questo nuovo capitolo. Entrambi hanno un passato di successi, avendo conquistato una stella Michelin al St. George di Taormina e due stelle al Tre Olivi di Paestum.

Rinnovare un’identità culinaria

La visione degli chef parte da un concetto fondamentale: non si tratta semplicemente di riaprire un ristorante, ma di rinnovare un’identità storica. «Il nostro obiettivo è stato quello di studiare la storia del Charleston e trasformarla in un menù contemporaneo per il 2025», affermano. «Negli anni Sessanta e Settanta, il ristorante era un precursore: introduceva contaminazioni internazionali e una visione innovativa della cucina. Abbiamo esplorato quei menù storici, attualizzandoli, mantenendo l’iconicità dei piatti e reinterpretandoli con un’estetica moderna

In questa ottica, nasce il percorso “Back to the future”, un viaggio che unisce memoria e presente, offrendo reinterpretazioni come la “Turtle Soup 1969”, trasformata in una minestra elegante dall’impronta artistica; la “Gramigna Lido 1969”, un tributo agli anni in cui il Charleston dominava il panorama di Mondello; e il filetto alla lampada, reinterpretato con un tocco di whisky scelto dalla collezione privata della famiglia Glorioso.

Un legame speciale con la famiglia glorioso

«Il Charleston aveva menù all’avanguardia», continuano gli chef. «Abbiamo voluto riportare quello spirito in un linguaggio attuale, ponendo attenzione alla leggerezza, al gusto e alla qualità degli ingredienti.» Alcuni piatti vengono serviti persino in porcellane storiche: «La signora Glorioso ha custodito un patrimonio incredibile. Alcuni pezzi meritavano di tornare in tavola.»

La sinergia tra la coppia di chef e la famiglia GloriosoAnello è nata da un incontro casuale, antecedente al progetto. «La signora Glorioso ci ha visitato al St. George di Taormina e tra noi si è creata un’affinità immediata. Ricorda sempre l’amore che ha per la brioche di Roberta!» raccontano con un sorriso. Quando la proprietà ha deciso di cercare una nuova direzione per il Charleston, un amico comune ha facilitato il contatto: «Ci siamo subito innamorati del progetto. Sentivamo la responsabilità di restituire questa istituzione all’Italia

Un ambiente raffinato e contemporaneo

Nel nuovo corso, la sala e la mise en place giocano un ruolo fondamentale: argenterie Christofle, porcellane Ginori e dettagli originali del ristorante si fondono con elementi contemporanei, restituendo al Charleston l’identità raffinata che lo ha sempre caratterizzato. «Trovarci tra le mani quelle argenterie e porcellane ci ha fatto innamorare subito», affermano. «Hanno definito l’estetica del progetto. Ricominciare da zero sarebbe stato più semplice, ma non sarebbe stato fedele al Charleston».

La dimensione territoriale è altrettanto cruciale per gli chef, rappresentando radice e motore creativo. «La Sicilia ci ha dato tutto: il nostro primo progetto, la nostra prima stella e nostra figlia», spiegano. «La qualità degli ingredienti è straordinaria: agricoltura e pesca genuine, una biodiversità che è un privilegio per qualunque chef.» Da questo immaginario nasce anche un dessert fuori menù già destinato a far parlare di sé: “Ma quanto costano le banane a Palermo?”, un omaggio leggero e pop a Johnny Stecchino.

Il Charleston del 2025 non si propone di replicare il passato, ma di continuarlo, trovando un equilibrio tra memoria e contemporaneità che offre alla città non solo un ristorante storico, ma un pezzo vivo della sua identità. Un luogo che non torna per celebrare ciò che era, ma per reinterpretare ciò che è sempre stato.