Colori, sapori e convivialità sono stati i protagonisti della serata organizzata dalla delegazione egiziana dell’Accademia Italiana della Cucina, svoltasi a febbraio 2025 al Cairo. L’evento, intitolato ‘Mediterraneo che unisce’, ha voluto trasmettere un messaggio di pace e dialogo, sottolineando come la cucina possa fungere da ponte tra culture diverse, anche in un contesto di tensioni regionali.
La storia dell’accademia italiana della cucina
Fondata il 29 luglio 1953 a Milano dal giornalista Orio Vergani e da un gruppo di personalità di spicco come Dino Buzzati e Arnoldo Mondadori, l’Accademia Italiana della Cucina è un’istituzione culturale di grande prestigio. Oggi conta oltre 300 delegazioni attive sia in Italia che all’estero, impegnate nella salvaguardia delle tradizioni gastronomiche italiane e nella promozione di un futuro che rispetti il patrimonio culinario del passato. La delegazione del Cairo, una delle più recenti, è stata avviata da Massimo Acciarini, che dal 2016 è membro attivo dell’Accademia, collaborando anche con le delegazioni di Pechino e Bruxelles.
Il fondatore e la nascita della delegazione egiziana
Massimo Acciarini, fondatore della delegazione egiziana, ha raccontato come, dopo il suo trasferimento al Cairo, abbia scoperto l’assenza di una rappresentanza dell’Accademia in Egitto. Questa mancanza si è rivelata un’opportunità per colmare un vuoto e condividere l’autenticità della cucina italiana, lontana da stereotipi e più attenta alle tradizioni culinarie locali. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno del presidente Paolo Petroni, e Acciarini ha trovato una comunità entusiasta, composta da italiani residenti e egiziani appassionati della cucina italiana.
Il menu della serata al ristorante ‘cucina’
Per la cena di febbraio, i simposiarchi Rossella Fanelli e Ascanio Caracciolo, in collaborazione con lo chef Valter Belli dell’hotel JW Marriott del Cairo, hanno creato un menu che non solo deliziasse il palato, ma fosse anche rappresentativo del tema del Mediterraneo. La cena ha incluso piatti che riflettono la salatura e l’affumicatura dei pesci, un elemento centrale della tradizione culinaria italiana e comune ad altre culture mediterranee. Ogni portata ha raccontato una storia, come l’Amuse Bouche, reinterpretato da Belli con un crostino di fegato di pollo e marmellata di cipolla, richiamando le tradizioni della nouvelle cuisine degli anni ’70.
Un viaggio culinario attraverso i sapori mediterranei
Il menu ha proseguito con i gamberi ‘fra diavolo’, conditi con olio, aglio e peperoncino, accompagnati da un’insalata fresca. Il risotto alla barbabietola, arricchito con crema di parmigiano e capasanta saltata, ha sorpreso per la sua leggera affumicatura. A seguire, il branzino servito con crema di cavolfiore, tartufo, pomodori essiccati e crumble di pistacchio ha rappresentato un perfetto connubio tra tradizioni costiere e radici agricole. Infine, il classico tiramisù ha chiuso la serata, un dolce la cui origine è avvolta da leggende, ma che ha trovato la sua popolarità nel 1970 grazie allo chef Roberto “Loli” Linguanotto.
