Il panorama del vino italiano nel 2025 si presenta complesso, con categorie tradizionali che faticano a trovare spazio in un mercato in continua evoluzione. I cambiamenti nei consumi e nelle occasioni di consumo si riflettono sulla comprensione dei territori vinicoli. In questo contesto, il progetto della Tenuta Artimino a Carmignano si distingue per il suo approccio innovativo, che mira a riconsiderare la narrazione del vino come espressione di un processo di conoscenza.
Il progetto della tenuta artimino
La Tenuta Artimino, una storica proprietà medicea estesa su oltre 700 ettari, è passata sotto la gestione della famiglia Olmo negli anni Ottanta ed è attualmente guidata da Annabella Pascale, rappresentante della terza generazione. Durante il Vinitaly, è stato presentato un percorso che unisce ricerca agronomica, analisi del paesaggio e traduzione enologica, avvalendosi del supporto scientifico di Attilio Scienza e della consulenza di Riccardo Cotarella.
La filosofia alla base del progetto non è stata quella di creare un vino specifico, ma di avviare un’analisi approfondita del territorio. Annabella Pascale ha spiegato: “Abbiamo lavorato a una zonazione dell’intero territorio di Artimino per comprendere il potenziale di ogni singola parcella”. Questo approccio ha portato alla scoperta di caratteristiche inaspettate, rivelando che il territorio non è un’entità omogenea, ma un insieme di risposte diverse.
L’uso di tecnologie avanzate ha permesso di monitorare la reazione delle piante alle diverse condizioni ambientali, identificando stati di stress e di equilibrio. Attilio Scienza ha sottolineato che la vocazione di un vigneto è influenzata non solo da suolo e clima, ma anche da fattori esterni come la presenza di boschi. Questa visione amplia il concetto di terroir, permettendo di comprendere meglio le dinamiche che influenzano la viticoltura.
La degustazione dei vini
Riccardo Cotarella ha presentato una degustazione dei vini della Tenuta Artimino, descrivendo la sua funzione come quella di interpretare un’identità piuttosto che imporre uno stile. Il percorso di degustazione ha incluso sei vini, mettendo in relazione parcelle, varietà e metodi di vinificazione.
Il primo vino assaggiato è stato l’Artumes 2025, un blend di Trebbiano Toscano e Petit Manseng, proveniente da suoli alluvionali. Questo vino si distingue per la sua freschezza e i sentori floreali, accompagnati da una struttura sorprendentemente ampia. Si è poi passati al Custode delle Tele 2023, un Sauvignon Blanc in purezza che presenta un profilo aromatico più teso, grazie alla fermentazione a bassa temperatura e all’affinamento in acciaio.
La degustazione ha proseguito con il Chianti Montalbano Riserva 2023, che offre una sintesi tra le diverse varietà, mentre il Moreta 2022, un Sangiovese in purezza, ha mostrato come l’esposizione e il terreno influiscano sulla struttura del vino. Il Poggipie’ 2022, un Cabernet Franc, ha rivelato una maggiore profondità, grazie a un affinamento equilibrato in legno.
Infine, il Carmignano Riserva “Grumarello” 2021 ha rappresentato la sintesi tra Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, evidenziando l’importanza del blend nella creazione di un vino equilibrato e complesso.
Un approccio innovativo al vino
Il progetto della Tenuta Artimino si inserisce in un contesto più ampio che riguarda l’intero sistema vinicolo. La necessità di passare da una narrazione basata su categorie a un’analisi per processi è fondamentale. Questo cambiamento richiede l’adozione di strumenti e metodi più precisi, capaci di valorizzare potenziali spesso trascurati.
La riflessione proposta dalla Tenuta Artimino non riguarda solo un singolo produttore, ma pone interrogativi sul futuro del settore vinicolo. La sfida è quella di prepararsi a un approccio che consideri le specificità dei territori e delle varietà, aprendo la strada a una comprensione più profonda della viticoltura e dei suoi molteplici aspetti.
