Le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno recentemente comunicato una significativa riduzione dei dazi doganali sui formaggi europei, una notizia che porta ottimismo a uno dei settori più cruciali del made in Italy agroalimentare. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, la nuova tariffa si attesterà tra un minimo del 9,5% e un massimo dell’11,7%, rispetto all’attuale regime che oscillava tra il 28,6% e il 42,7%.
Questa decisione, annunciata nel mese di marzo 2025, segna un cambiamento rispetto alla politica tariffaria adottata nel 2024, quando la Cina aveva innalzato i dazi sui formaggi europei in risposta alle misure dell’Unione Europea riguardanti l’importazione di motori elettrici cinesi. Secondo le dichiarazioni di Assolatte, l’associazione italiana dei produttori di latte e derivati, la diminuzione dei dazi indica che Pechino ha accolto almeno in parte le argomentazioni presentate dall’Unione Europea. Inizialmente, le autorità cinesi avevano avviato un’indagine su alcune misure di sostegno alla zootecnia da latte previste dalla Politica Agricola Comune (Pac) per valutare possibili distorsioni sui prezzi dei prodotti esportati.
Le conseguenze per l’export di formaggi italiani
Il presidente di Assolatte, Paolo Zanetti, ha commentato l’abbassamento delle tariffe, affermando che rappresenta un indubbio sollievo per il settore. Con una tariffa massima fissata all’11,7%, il mercato cinese rimane accessibile. Zanetti ha attribuito il merito di questo risultato al lavoro sinergico della Commissione Europea, dei governi nazionali e delle aziende coinvolte, tra cui molte italiane, ma anche francesi e spagnole.
L’introduzione dei dazi provvisori aveva avuto un impatto negativo considerevole sull’export italiano, con un calo del 17% in volume e del 20% in valore delle esportazioni di formaggi verso la Cina dall’implementazione delle tariffe. Questo ha interrotto una fase di crescita che nel 2024 aveva visto un aumento delle spedizioni italiane in Cina del 31% rispetto all’anno precedente. L’Italia si conferma il principale esportatore di formaggi nell’Unione Europea verso il mercato cinese, con circa 10mila tonnellate all’anno per un valore di 70 milioni di euro. Complessivamente, il settore europeo genera in Cina un fatturato di 185 milioni di euro, evidenziando il ruolo di primo piano dell’Italia.
Il mascarpone e la passione per il tiramisù
Un aspetto interessante dell’export italiano è la composizione merceologica. Zanetti ha rivelato che il 75% delle 10mila tonnellate spedite in Cina è costituito da mascarpone. I cinesi mostrano una forte predilezione per il tiramisù, tanto che non esiste ristorante a Pechino, e in particolare nelle zone interne, che non abbia questo dolce italiano nel proprio menu. Inoltre, i consumatori cinesi ritengono il mascarpone italiano la migliore materia prima per preparare il dolce.
Il restante 25% delle vendite italiane è formato da prodotti di alta qualità come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola e mozzarella di latte vaccino, che stanno gradualmente conquistando i palati dei consumatori cinesi più esigenti.
Le sfide future e l’accordo con l’India
Zanetti ha sottolineato che la riduzione dei dazi rappresenta un risultato positivo, ridimensionando una penalizzazione subita dal settore per motivi estranei. Ha evidenziato anche una criticità: l’esclusione dal recente accordo commerciale tra Unione Europea e India. Il settore lattiero-caseario è stato escluso dal negoziato relativo al divieto in India di utilizzare caglio animale non adatto ai consumatori vegetariani, che rappresentano la maggioranza in India. Questa decisione non è stata contrastata, nemmeno con la proposta di un’indicazione specifica in etichetta.
Il comparto lattiero-caseario italiano, che esporta formaggi per un valore complessivo di circa 6 miliardi di euro, guarda ora con maggiore ottimismo al mercato cinese, sperando che la riduzione dei dazi possa contribuire a rilanciare i volumi e recuperare il terreno perso nell’ultimo anno.
