Raccontare la complessità del territorio vitivinicolo siciliano non è un compito semplice. L’isola, infatti, è spesso descritta come un mosaico di aree, denominazioni e identità diverse, caratterizzata da paesaggi produttivi variegati e dinamiche che raramente seguono un percorso uniforme. Da questa ricca eterogeneità prende vita il volume La Sicilia delle donne e del vino – Figlie di una DOC minore, pubblicato da Edizioni Ampelos e Kleos Press. L’autrice, Valeria Lopis, decide di esplorare l’isola attraverso le storie e le esperienze delle donne che, negli ultimi anni, hanno contribuito in modo significativo a trasformare il panorama vitivinicolo siciliano.
Le protagoniste del racconto
Le protagoniste di questo racconto sono produttrici, enologhe, imprenditrici e professioniste del settore dell’ospitalità e della comunicazione, che diventano chiavi di lettura per comprendere non solo l’evoluzione del vino siciliano, ma anche un nuovo modo di costruire relazioni, valore e identità all’interno dei vari territori. A guidare il lettore sono due prefazioni che contestualizzano il libro. La prima, scritta da Donatella Cinelli Colombini, inserisce il contributo femminile nel processo di trasformazione del vino italiano e siciliano. Attraverso dati e esperienze dirette maturate nel movimento Donne del Vino, Cinelli Colombini mette in luce come la presenza delle donne si concentri nei punti nevralgici del mercato, come commercializzazione, comunicazione, ospitalità e enoturismo.
La prospettiva del territorio
La seconda prefazione, redatta da Maurizio Lunetta, ex direttore del Consorzio Sicilia DOC e attuale guida del Consorzio Etna DOC, amplia la prospettiva sulla struttura del territorio. La Sicilia del vino viene interpretata non come un’entità uniforme, ma come un arcipelago di denominazioni e paesaggi agricoli distinti. In questo contesto, la crescita dell’imbottigliato e delle Indicazioni Geografiche ha accresciuto il valore del vino siciliano, rendendo però sempre più necessaria una governance territoriale solida, soprattutto per le denominazioni minori.
Il libro e le donne nel mercato
Il libro si sviluppa all’interno di questa duplice cornice: da un lato, le donne come figure attive nel mercato e nell’accoglienza; dall’altro, la Sicilia come un sistema ancora in fase di definizione, attraversato da territori che si evolvono secondo dinamiche e velocità differenti. A Marsala, ad esempio, emerge la distanza tra il disciplinare storico dei vini fortificati e una produzione contemporanea che spesso si discosta da tali confini. Il racconto mette in evidenza le difficoltà delle denominazioni storiche nel rappresentare appieno le recenti evoluzioni produttive. Nell’area dello Stagnone e nel lavoro sul Grillo, si nota un tentativo di riallineare la geografia normativa a quella reale.
Le dinamiche di altre aree
Sull’Etna, il sistema è più strutturato, ma continua a evolversi: un vero e proprio laboratorio in cui ricerca, intuizione, altitudine, versanti e capacità di fare rete contribuiscono a costruire valore. A Menfi, si evidenzia la tensione tra cooperazione e individualità produttiva. Nel territorio di Monreale, si osserva un’altra dinamica significativa: il tentativo di spostare l’attenzione dal vitigno al territorio, rafforzando la leggibilità dei luoghi e la loro capacità di esprimere una voce riconoscibile.
Il caso di Pantelleria
Infine, con Pantelleria, il ritmo cambia radicalmente. L’alberello pantesco, il vento, la pietra, l’isolamento e l’estrema manualità creano una viticoltura che sembra sottrarsi alle logiche accelerate del mercato contemporaneo. Qui, il tempo non è visto come un ostacolo da comprimere, ma come una vera e propria forma produttiva.
Il ruolo delle donne nel vino
Attraversando queste storie, il ruolo delle donne si chiarisce progressivamente. Esse sono tessitrici di narrazioni e operatrici concrete della filiera, fungendo spesso da anello di congiunzione tra produzione, mercato e pubblico, in particolare attraverso l’enoturismo e le pratiche di accoglienza. Inoltre, sono attivatrici di reti e comunità, dove la cultura diventa uno spazio capace di amplificare il racconto del vino.
Una struttura invisibile
Da questa stratificazione emerge uno degli aspetti più interessanti del libro: le donne rappresentano una struttura invisibile, in grado di unire elementi che altrimenti rimarrebbero frammentati. Grazie al loro lavoro, spesso meno visibile e meno riconosciuto, una parte significativa della Sicilia del vino contemporaneo ha trovato negli ultimi anni nuove forme di riconoscibilità e valore.
