La zootecnia in Europa sta attraversando un periodo di cambiamento significativo, con un evidente calo delle specie di bestiame e una notevole crescita dell’apicoltura. Secondo i dati forniti da Eurostat, nel 2023 il numero di alveari registrati nelle aziende agricole dell’Unione Europea ha raggiunto i 9,4 milioni, con un incremento del 16% rispetto al 2020. L’Italia si distingue come leader in questa espansione, occupando il primo posto in Europa con quasi 1,9 milioni di arnie e un sorprendente aumento del 79%. Tuttavia, l’andamento varia notevolmente tra i vari Stati membri: mentre 12 paesi mostrano segni di crescita, altri 10, come Ungheria e Spagna, evidenziano forti flessioni.
Il paradosso del settore apistico
Nonostante l’incremento del numero di arnie, il settore apistico si trova ad affrontare un paradosso. La produzione di miele è in diminuzione a causa dei cambiamenti climatici, che portano a siccità e piogge estreme, riducendo le rese e costringendo gli apicoltori a ricorrere a nutrizioni di soccorso. In risposta a questa situazione, l’Unione Europea ha lanciato il “Nuovo patto per gli impollinatori“, un’iniziativa mirata a invertire il declino degli insetti impollinatori entro il 2030.
La crisi nel settore dell’allevamento
Al contrario, il settore dell’allevamento di bestiame continua a fronteggiare una crisi prolungata, con le stalle che si svuotano progressivamente da un decennio. I dati del 2025 confermano una contrazione annuale per suini, bovini, ovini e caprini. L’analisi del periodo 2015-2025 mette in evidenza una significativa diminuzione: l’Unione Europea ha perso il 17,5% dei caprini, il 12,2% degli ovini, il 9,7% dei bovini e l’8,9% dei suini. Questa transizione silenziosa pone interrogativi cruciali sul futuro degli allevamenti, mentre l’attenzione politica si concentra sempre più sulla salvaguardia della biodiversità.
