La 58ª edizione di Vinitaly, tenutasi a Verona dal 7 al 10 aprile 2025, ha segnato un importante traguardo per la viticoltura italiana. In questo contesto, è stata presentata ufficialmente la Vigna Agrivoltaica di Comunità, un innovativo progetto pugliese che rappresenta uno dei primi tentativi in Italia di combinare la produzione vinicola con l’uso di energie rinnovabili. I vini presentati, tra cui la Falanghina, il Traminer Aromatico e il Primitivo, provengono dalla prima annata del 2025 e sono il risultato di quattro anni di ricerca e sperimentazione.
La presentazione ha avuto luogo presso lo stand della Regione Puglia e nel Padiglione Masaf, attirando l’attenzione di un pubblico variegato e di esperti del settore, evidenziando l’interesse crescente verso modelli produttivi che uniscono qualità e sostenibilità ambientale.
Caratteristiche organolettiche dei vini
L’enologo Antonio Scatigna ha descritto le peculiarità dei vini presentati, sottolineando come la loro “firma” stilistica risieda in una freschezza vibrante, accompagnata da una complessità olfattiva e gustativa ben definita. Scatigna ha spiegato che il sistema agrivoltaico crea un microclima singolare in vigneto, favorendo una maturazione equilibrata delle uve. Questo si traduce in vini dal profilo più dinamico e fresco, con una precisione aromatica e una tessitura gustativa coerente. Ha inoltre evidenziato come questo approccio rappresenti una nuova fase dell’enologia contemporanea, che richiede un’interpretazione innovativa e priva di schemi predefiniti.
Sostenibilità ambientale e impronta carbonica negativa
Dal punto di vista della sostenibilità, i risultati forniti dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro sono significativi. Il professor Giuseppe Ferrara, esperto del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (DiSSPA), ha spiegato che i vini della Vigna Agrivoltaica possono essere considerati a impronta carbonica negativa. Questo significa che il credito climatico derivante dalla produzione di energia rinnovabile supera le emissioni generate dalla coltivazione e dalla vinificazione. Il sistema agrivoltaico produce oltre 450.000 kWh per ettaro, evitando l’emissione di circa 850 tonnellate di CO₂e in un arco di 25 anni, un risultato impossibile da raggiungere con vigneti tradizionali o biologici.
Un modello produttivo innovativo
Davide Gangi, CEO e fondatore di Vinoway Italia, ha descritto la Vigna Agrivoltaica di Comunità come un modello produttivo concreto in grado di rispondere efficacemente alle sfide della sostenibilità e della qualità. Ha sottolineato l’importanza di considerare questi vini nella loro specificità, evitando confronti inappropriati. Gangi ha anche menzionato che la presentazione ufficiale del progetto ha avuto luogo presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, inserendo l’iniziativa in un dibattito istituzionale di rilevanza.
Il Vinitaly ha quindi segnato il passaggio della Vigna Agrivoltaica da un’esperienza sperimentale a un modello replicabile. Tra i futuri sviluppi previsti ci sono l’espansione della sperimentazione a nuove varietà, l’inizio della spumantizzazione con Metodo Classico e un’intensificazione delle attività di divulgazione, con l’intento di rendere la Vigna Agrivoltaica di Comunità un punto di riferimento per una viticoltura sempre più orientata alla sostenibilità.
