Il conflitto in Medio Oriente sta avendo ripercussioni significative sui costi della filiera alimentare, in particolare nel settore dell’acqua minerale in Italia. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, le aziende che si occupano dell’imbottigliamento di acqua minerale hanno recentemente ricevuto comunicazioni dai fornitori di materiali plastici, richiedendo un immediato aumento del 30% sui prezzi di PET e HDPE, le materie prime utilizzate per la produzione di bottiglie e tappi. Queste richieste si applicano anche ai contratti già esistenti, con la minaccia di interrompere le forniture in caso di rifiuto.
Situazione aggravata dalla guerra in Iran
La situazione è aggravata dall’instabilità causata dalla guerra in Iran, che sta influenzando i prezzi del petrolio e, di conseguenza, quelli di materie prime cruciali per vari settori, tra cui chimica e costruzioni. Mineracqua, l’associazione che rappresenta 130 aziende nel settore, tra cui nomi noti come San Pellegrino e Ferrarelle, ha respinto con fermezza le giustificazioni fornite dai fornitori. Il vicepresidente dell’associazione, Ettore Fortuna, ha dichiarato: «È speculazione: non c’è motivo di applicare aumenti sui contratti già in essere o in fase di conclusione». Il settore delle acque minerali in Italia impiega circa 50.000 persone e genera un fatturato di 3,5 miliardi di euro.
Aumento dei costi della plastica
Un incremento del 30% nei costi della plastica comporterebbe per le aziende un aumento compreso tra 200 e 250 dollari a tonnellata. Secondo Fortuna, questo onere non potrà essere assorbito dalle imprese: «Siamo un settore a basso margine e non abbiamo spazio per assorbire un simile incremento. A malincuore, saremo costretti a trasferire gran parte degli aumenti sui consumatori, generando così un’inflazione che abbiamo faticato a controllare negli ultimi anni».
Concentrazione della produzione di PET e HDPE
La situazione è ulteriormente complicata dalla concentrazione della produzione di PET e HDPE in poche aziende, tra cui la multinazionale thailandese Indorama. Questo scenario riduce il potere negoziale dei produttori italiani, che si trovano a dover accettare le nuove condizioni per evitare di rimanere senza contenitori e, di conseguenza, non poter immettere i loro prodotti sul mercato. In risposta a questa crisi, Mineracqua sta considerando di presentare un esposto formale all’Antitrust per abuso di posizione dominante e intende informare il governo della situazione.
Possibili ripercussioni su altri settori
Il caso dell’acqua minerale potrebbe non essere un episodio isolato. È probabile che altre aziende in diversi settori, come fertilizzanti, cemento e plastica, stiano affrontando richieste simili di revisione contrattuale. Il rischio è che si avvii una spirale inflazionistica rapida e in gran parte ingiustificata, un fenomeno già osservato durante la crisi energetica del 2022, quando l’anticipazione di aumenti ha portato a rialzi immediati dei prezzi.
