Cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico rappresentano una minaccia crescente per la sicurezza alimentare nelle regioni meridionali del mondo. Le stime indicano che la produzione di grano tenero in aree come l’Asia meridionale, l’Asia orientale, il Sud America e l’Africa subsahariana potrebbe subire perdite fino al 25%.
Analisi dell’impatto dell’ozono
Un’analisi condotta da un team internazionale sotto la direzione dell’Università Cattolica di Brescia e pubblicata sulla rivista Global Change Biology ha rivelato per la prima volta, su scala globale e fino al 2100, l’impatto dell’ozono a livello del suolo sulle piante. Il professor Giacomo Gerosa, che ha guidato la ricerca, ha fornito previsioni sui danni potenziali che potrebbero colpire le coltivazioni. Se l’ozono stratosferico funge da scudo contro i raggi UV, l’ozono troposferico, presente a livello del suolo, si comporta come un inquinante nocivo. Questo gas, penetrando nei pori delle foglie, compromette la fisiologia del frumento, riducendo la sua produttività nelle aree più vulnerabili del pianeta.
Rischi e vulnerabilità delle coltivazioni
In Europa e nel Nord America, le politiche ambientali rigorose potrebbero contribuire a ridurre i rischi. Tuttavia, in regioni come il nord-est dell’India e il Nepal, le perdite di produzione di grano potrebbero raggiungere il 25%. L’Africa Sub-Sahariana e l’America Centrale non sono esenti da rischi, con flessioni stimate fino al 12,5%, un fattore che potrebbe compromettere la stabilità economica e alimentare di milioni di persone. Il professor Gerosa sottolinea che la ricerca identifica le aree più vulnerabili per il frumento, fornendo indicazioni sulle strategie di mitigazione necessarie per affrontare questa crisi.
Strategie di protezione dei raccolti
Per proteggere i raccolti, gli scienziati suggeriscono approcci diversificati: in Asia e nel Sud America, è necessario implementare controlli rigorosi sui precursori dell’ozono, come il traffico e l’industria, mentre nell’Europa centro-orientale la priorità deve essere il ridimensionamento delle emissioni di CO2.
Necessità di azioni climatiche coordinate
Il progetto di ricerca, che ha richiesto oltre un anno di lavoro, evidenzia come un’azione climatica coordinata e tempestiva sia essenziale per invertire la tendenza attuale. Senza misure correttive, la concentrazione di anidride carbonica potrebbe triplicare entro la fine del secolo, aggravando l’inquinamento da ozono e rendendo sempre più difficile garantire un approvvigionamento alimentare adeguato alle popolazioni dei paesi in via di sviluppo.
