L’Italia si conferma leader agroalimentare in Europa con 70 miliardi di export

Il Rapporto ISMEA 2025 evidenzia l’importanza dell’agroalimentare italiano, che contribuisce al PIL, cresce in occupazione ed esportazioni, affrontando sfide geopolitiche e investendo nel futuro.

L’agroalimentare italiano si conferma un elemento fondamentale dell’economia nazionale, contribuendo per il 15% al PIL dell’intero settore. Questa affermazione emerge dal Rapporto annuale ISMEA, presentato il 4 dicembre 2025 a Roma, alla presenza del Ministro Francesco Lollobrigida. Il documento evidenzia un comparto resiliente, capace di affrontare le sfide esterne degli ultimi dieci anni e di mantenere una posizione di leadership in Europa, vantando numerosi primati. La solidità di questo settore si riflette sia nell’agricoltura che nell’industria di trasformazione, ribadendo l’importanza strategica dell’agroalimentare.

Italia al vertice dell’agroalimentare europeo

Il Rapporto ISMEA 2025 colloca l’Italia ai vertici dell’agroalimentare europeo, attraverso indicatori di grande rilevanza. Il Paese si distingue come leader continentale per il valore aggiunto agricolo, che comprende silvicoltura e pesca, raggiungendo i 44,4 miliardi di euro, con un incremento sia in termini nominali che reali. Nella sfera dell’industria alimentare, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa, con un valore di 38 miliardi di euro, evidenziando un aumento del 3,5% a prezzi correnti e del 3,2% a prezzi costanti, superata solo da Germania e Francia.

Un dato particolarmente significativo è la crescita del reddito agricolo, che ha registrato un aumento del 9,2% nel 2024, dopo un già notevole +11,7% nel 2023. Questo risultato è nettamente superiore alla media dell’Unione Europea, che ha visto una crescita limitata a +0,7% nel 2024 e addirittura un calo del 6,2% nel 2023. La produttività del settore primario ha raggiunto un valore aggiunto di 46.300 euro per addetto, superando di gran lunga la media europea.

Qualità e occupazione in crescita

L’Italia continua a mantenere la sua leadership mondiale nelle produzioni DOP e IGP, con circa 900 registrazioni che rappresentano un simbolo di qualità riconosciuto a livello globale. Nel 2024, l’occupazione agricola ha raggiunto circa 1 milione di addetti, con una crescita dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Nel corso del decennio, l’incremento si attesta al 2,9%, in controtendenza rispetto al calo del 17% registrato in Europa.

Gli investimenti privati nel settore agricolo hanno raggiunto un livello record di 10,6 miliardi di euro nel 2024, evidenziando la fiducia degli operatori nel comparto. Questi dati complessivi delineano un settore dynamico e in continua espansione, capace di attrarre risorse e talenti.

Esportazioni in crescita e surplus commerciale

Nel 2024, l’export agroalimentare italiano si avvicina ai 70 miliardi di euro, mentre la bilancia commerciale ha registrato una trasformazione significativa: dal deficit di 6 miliardi del 2015 si è passati a un surplus di 2,8 miliardi. Il 2025 ha confermato questa tendenza, con esportazioni aumentate del 5,7% nei primi nove mesi. In particolare, il mercato statunitense si distingue, con vendite che hanno raggiunto i 7,8 miliardi di euro nel 2024, segnando un incremento del 17,1% rispetto all’anno precedente.

Le sfide geopolitiche e i dazi

Il Rapporto evidenzia anche le complessità esogene legate alle incertezze geopolitiche globali, in un periodo di transizione verso il protezionismo commerciale. I nuovi dazi statunitensi introdotti nel 2025 rappresentano un tema delicato, analizzato in dettaglio. L’impatto di tali misure dipenderà dalle specificità dei vari comparti, dalla sostituibilità dei prodotti italiani sul mercato nordamericano e dalle fluttuazioni del cambio, che influenzano gli scambi tanto quanto le tariffe.

L’accordo Usa-UE del luglio 2025 ha portato a un dazio addizionale medio ponderato del 12,9% per l’agroalimentare, un valore inferiore rispetto ad altri Paesi ma che risulta più penalizzante per il settore agroalimentare rispetto ai comparti industriali, per cui l’Unione ha ottenuto condizioni più favorevoli. La situazione rimane fluida e condizionata dalle aspettative degli operatori, e una valutazione accurata dell’impatto sarà possibile solo dalla metà del 2026.

Interventi governativi a sostegno del settore

Negli ultimi tre anni, il Governo ha mobilitato oltre 15 miliardi di euro per rafforzare le filiere, promuovere l’innovazione e sostenere l’occupazione giovanile in agricoltura. L’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) agricolo ha incrementato le risorse gestite dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare (Masaf), passando da 3,6 a 8,9 miliardi di euro. Tra gli interventi principali, spicca il Fondo contratti di filiera, il cui budget è stato aumentato di ulteriori 2 miliardi, per un totale complessivo di 4 miliardi.