Mancanza di limiti sulla temperatura massima per la sicurezza degli chef in cucina

Il caldo estivo del 2026 mette in evidenza la mancanza di normative sulla sicurezza lavorativa in cucina, dopo la morte dello chef Marco Barsi a Forte dei Marmi.

Il caldo intenso che ha caratterizzato l’estate del 2026 ha sollevato preoccupazioni significative, in particolare dopo la tragica morte dello chef Marco Barsi a Forte dei Marmi, avvenuta a causa di un malore. Questo evento ha messo in evidenza un’importante lacuna normativa che incide profondamente sui lavoratori e sulle aziende del settore della ristorazione. Attualmente, non esiste una temperatura massima stabilita oltre la quale il lavoro in cucina debba essere interrotto. Il Decreto Legislativo 81 del 2008, pur richiedendo condizioni di lavoro adeguate, non specifica una soglia termica da rispettare. Inoltre, la professione di cuoco non è riconosciuta tra i lavori usuranti.

La situazione nelle cucine professionali

La piattaforma Restworld, specializzata nel mercato del lavoro della ristorazione, ha evidenziato questa problematica, ricevendo centinaia di segnalazioni da cucine professionali di tutta Italia a partire dall’inizio di agosto. Le immagini inviate da cuochi e ristoratori mostrano termometri che registrano temperature estremamente elevate, con picchi documentati fino a 51,4 gradi nella zona del pass. Alcuni testimoni riportano anche valori superiori a queste misurazioni.

Appello per un fondo di sicurezza

In una nota ufficiale, Restworld ha rivolto un appello al Ministero del Lavoro e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per l’istituzione di un fondo dedicato alla messa in sicurezza delle strutture di ristorazione. Luca Lotterio, fondatore di Restworld, ha sottolineato che la gestione del rischio è attualmente lasciata alle valutazioni individuali delle aziende. Secondo Lotterio, è fondamentale che il riconoscimento del lavoro in cucina come attività usurante diventi un tema di discussione per il Paese.

Unione tra lavoratori e ristoratori

Questa battaglia potrebbe unire lavoratori e ristoratori, entrambi motivati a garantire che le cucine siano ambienti di lavoro più sicuri e sostenibili. L’appello di Restworld mette in luce la necessità di un intervento normativo che tuteli la salute e il benessere di chi lavora in un settore fondamentale per l’economia italiana.