Mercato della pasta: innovazione e cambiamenti nei consumi attuali

L’industria della pasta in Italia si evolve con nuove varianti salutari, mentre il consumo di pasta tradizionale rimane elevato, evidenziando un cambiamento nelle preferenze dei consumatori.

La pasta tradizionale di semola continua a mantenere un ruolo predominante nei consumi alimentari degli italiani, ma nel 2026 si osserva un incremento significativo nell’interesse verso varianti più moderne e salutari. Accanto ai formati classici, cresce l’offerta di prodotti integrali, multicereali, senza glutine, e a base di legumi, mais, riso e altri cereali. L’industria della pasta sta rispondendo a esigenze nutrizionali sempre più diversificate, introducendo paste di grano duro arricchite con proteine e vitamine.

Il consumo di pasta in Italia

Nel 2025, in Italia, il consumo di pasta ha raggiunto un totale di 1.730.121 tonnellate, corrispondente a 23,1 chilogrammi pro capite all’anno. Questo dato evidenzia come la pasta continui a rappresentare una voce importante nella spesa alimentare, grazie anche all’innovazione nei metodi di produzione e nella scelta degli ingredienti.

Investimenti nella ricerca e sviluppo

Secondo le stime fornite da Unione Italiana Food, i produttori di pasta in Italia destinano annualmente circa il 10% del fatturato alla ricerca e sviluppo, per un totale di investimenti pari a 500 milioni di euro. Queste risorse vengono utilizzate per migliorare la qualità dei prodotti, unendo tradizione e innovazione, e garantendo sicurezza alimentare attraverso l’uso di tecnologie avanzate.

Le aspettative dei consumatori

La pasta classica rimane la preferita per il suo sapore e la facilità di preparazione, ma le aspettative dei consumatori stanno cambiando. Oltre un italiano su tre desidera una pasta che sia versatile e innovativa, mentre più di un italiano su due prevede l’arrivo di nuove tipologie di pasta, realizzate con farine alternative e confezioni ecologiche. Questi dati provengono da un’indagine condotta da AstraRicerche/Unione Italiana Food.

Le vendite delle paste alternative

Il settore della pasta sta ampliando la sua offerta, introducendo prodotti come maccheroni di ceci, penne ai lupini, fusilli al farro, linguine di avena, spaghetti alla spirulina e rigatoni di grano saraceno. Nel 2025, il valore al dettaglio delle cosiddette “altre paste” ha raggiunto 247 milioni di euro, come riportato da Unione Italiana Food sulla base di dati NielsenIQ.

Il consumo di pasta di semola integrale, farro, kamut e legumi ha toccato 51.432 tonnellate, generando un valore di 122 milioni di euro. La pasta di semola prodotta con altri grani ha raggiunto 7.266 tonnellate, per un valore di 27 milioni di euro. Il segmento della pasta di semola senza glutine sta vivendo una crescita notevole, con un consumo di 18.041 tonnellate, segnando un incremento del 5,6% e un valore di 98 milioni di euro, in aumento del 7,7%. Questo segmento si conferma tra i più dinamici nel mercato dei prodotti salutari.

Le caratteristiche nutrizionali

Negli ultimi anni, la disponibilità di paste realizzate con grano saraceno, avena, soia, legumi e orzo è notevolmente aumentata. La pasta integrale, inizialmente vista come un fenomeno di nicchia, ha visto raddoppiare i suoi consumi. Questo trend è stato favorito anche dall’aggiornamento delle linee guida del Crea – Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione, che incoraggia un maggiore consumo di cereali integrali, contribuendo così a una dieta più ricca di fibre e polifenoli.

Il dottor Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista all’Università Campus Bio Medico di Roma, sottolinea come la varietà di farine disponibili offra ai consumatori un’ampia scelta non solo in termini di gusto, ma anche di benefici nutrizionali. Ad esempio, la pasta di legumi è particolarmente ricca di proteine e fibre, mentre quella a base di avena o orzo è vantaggiosa per la salute del microbiota intestinale.

La legge di purezza della pasta

La produzione e commercializzazione della pasta alimentare sono regolate dal DPR 187/2001 e dalle sue successive modifiche. Questo decreto stabilisce le norme per la legge di purezza della pasta, che impone che la pasta secca venga realizzata esclusivamente con grano duro, seguendo parametri analitici specifici.

Il DPR definisce le denominazioni “pasta di semola di grano duro” e “pasta di semolato di grano duro”, che devono essere ottenute attraverso processi di trafilazione, laminazione ed essiccamento di impasti costituiti solo da semola o semolato di grano duro e acqua. La denominazione “pasta di semola integrale di grano duro” è riservata ai prodotti realizzati esclusivamente con semola integrale di grano duro e acqua. Altre tipologie di pasta non rientrano nella normativa vigente, se non rispettano queste specifiche. È consentita anche la produzione di paste speciali tramite la miscelazione di semola e semolato di grano duro, sempre nel rispetto delle denominazioni di vendita previste.