La situazione del mercato dell’olio di oliva italiano sta subendo un cambiamento significativo nel 2026, grazie a un aumento della disponibilità di prodotto. Dopo un recupero della produzione, le giacenze sono notevolmente superiori rispetto all’anno precedente, portando a un ridimensionamento delle quotazioni dell’extravergine all’origine. Tuttavia, questo cambiamento non si riflette ancora nei prezzi praticati da ristoranti, hotel e altri operatori del settore Horeca.
Recupero della produzione nazionale
Il primo aspetto da analizzare è il notevole recupero della produzione di olio di oliva in Italia. Secondo i dati forniti da ISMEA, la campagna 2025/26 si è conclusa con una produzione di 325 mila tonnellate di olio di oliva, registrando un incremento del 31% rispetto all’annata precedente. Questo aumento è particolarmente significativo dopo una stagione che aveva visto una produzione ridotta, e contribuisce a una maggiore disponibilità di prodotto sul mercato nazionale.
A supporto di questa analisi ci sono anche i dati sulle giacenze. Al 31 luglio 2026, il rapporto Frantoio Italia dell’ICQRF ha registrato 233.377 tonnellate di oli di oliva in Italia, con un incremento del 43,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sebbene si sia verificata una diminuzione del 9,7% rispetto alla fine di giugno, questo andamento è in linea con un utilizzo progressivo delle scorte durante la campagna.
La composizione delle giacenze fornisce ulteriori dettagli: 185.373 tonnellate, equivalenti al 79,4% del totale, erano olio extravergine, di cui 108.299 tonnellate di origine italiana. Questi dati, sebbene non siano direttamente sovrapponibili, indicano chiaramente che il mercato si presenta con una disponibilità significativamente maggiore rispetto a dodici mesi fa.
Flessione delle quotazioni all’origine
Il cambiamento di scenario si evidenzia soprattutto sul fronte dei prezzi. ISMEA ha rilevato che nel corso del 2026 le quotazioni dell’extravergine italiano hanno subito una diminuzione, pur rimanendo superiori rispetto a quelle dei principali Paesi produttori come Spagna, Grecia e Tunisia. Le quotazioni si mantengono ancora sopra i livelli registrati prima dell’impennata che ha avuto inizio nel 2022.
A agosto 2026, l’extravergine di oliva era quotato mediamente 4,86 euro al chilo, mostrando una flessione del 5,1% rispetto a luglio e un calo del 49,3% rispetto ad agosto 2025. Questo dato è rilevante perché riflette i cambiamenti avvenuti nel mercato della materia prima rispetto a un anno fa. È importante notare che questa quotazione rappresenta un valore medio all’origine e non corrisponde necessariamente al prezzo finale di vendita al pubblico.
Tra il valore del prodotto all’origine e il prezzo di vendita al dettaglio intervengono vari fattori, tra cui confezionamento, logistica, qualità e provenienza dell’olio, condizioni contrattuali e margini distributivi. Pertanto, il calo del 49,3% non si traduce automaticamente in un abbassamento dei costi sostenuti dagli operatori Horeca, ma suggerisce che uno dei principali fattori di pressione delle campagne precedenti si sta ridimensionando.
Diminuzione delle importazioni
La maggiore disponibilità di olio italiano si riflette anche negli scambi con l’estero. Secondo ISMEA, nei primi sei mesi del 2026, le importazioni italiane di olio di oliva sono diminuite, grazie proprio all’incremento della produzione interna. Tuttavia, la nota diffusa dall’istituto il 24 settembre 2026 non fornisce dati quantitativi sulla contrazione, ma indica una direzione chiara del mercato.
Nonostante il calo delle importazioni, Italia continua a dipendere dagli approvvigionamenti esteri. Per la campagna 2025/26, la Commissione europea ha stimato un consumo di 460 mila tonnellate di olio, a fronte di una produzione di circa 325 mila tonnellate. Questo confronto non permette di calcolare direttamente il fabbisogno di importazione, poiché entrano in gioco anche giacenze, esportazioni e altri movimenti di mercato, ma dimostra che il recupero produttivo non porta a un’autosufficienza della filiera italiana.
Implicazioni per ristoratori e operatori Horeca
Per i ristoratori, la maggiore disponibilità di olio non implica automaticamente un abbassamento dei prezzi. Le condizioni di mercato sono mutate, con una disponibilità di prodotto italiano aumentata, giacenze più elevate, una diminuzione delle importazioni e una riduzione delle quotazioni all’origine. Questi fattori segnalano un mercato meno teso rispetto all’anno precedente, il che potrebbe riflettersi nel tempo anche sulle condizioni di approvvigionamento professionale.
Tuttavia, non è ancora chiaro in quale misura e con quali tempistiche questo nuovo equilibrio si tradurrà in un abbassamento dei prezzi per ristoranti, hotel e attività di somministrazione. Fattori come formati acquistati, qualità, origine, politiche commerciali dei fornitori e condizioni contrattuali possono generare dinamiche molto diverse rispetto a quelle osservate all’origine.
Con l’avvicinarsi della nuova campagna, sarà fondamentale monitorare non solo la produzione di olio, ma anche se la maggiore disponibilità e il ridimensionamento delle quotazioni all’origine inizieranno a riflettersi sui prezzi lungo la distribuzione professionale. Il mercato attuale è già significativamente diverso rispetto a dodici mesi fa, e resta da vedere quanto di questo cambiamento si tradurrà concretamente nei costi sostenuti dagli operatori del settore.
Fonti
ISMEA Mercati – Terra Madre, ISMEA: olio italiano verso la nuova campagna. Mercati, prezzi e prospettive, 24 settembre 2026
ISMEA Mercati – Olio d’oliva – Prezzi medi all’origine – Mensili per prodotto
MASAF – ICQRF, Frantoio Italia, Report n. 8/2026 – dati al 31 luglio 2026
Commissione europea – DG Agriculture and Rural Development, Monthly EU Olive Oil Production 2025-2026
