Nel 2025, la pasta made in Italy continua a conquistare il mercato globale, con oltre il 60% della produzione nazionale destinata all’esportazione, raggiungendo più di 200 Paesi. Questa informazione proviene dall’analisi condotta da Unione Italiana Food, l’associazione di categoria che rappresenta il settore alimentare. La produzione di pasta in Italia si attesta a 4,2 milioni di tonnellate, su un totale mondiale di 17 milioni di tonnellate, con un consumo pro-capite annuo di 23,3 kg.
Esportazioni in crescita
Secondo le elaborazioni di Unione Italiana Food basate su dati Istat, nel 2025 le esportazioni di pasta hanno raggiunto un totale di 2.456.940 tonnellate, segnando un incremento del 2,1% rispetto all’anno precedente. Questo volume di esportazione ha un valore complessivo di 3.969 milioni di euro.
Delle tonnellate esportate, circa 1,3 milioni sono state destinate ai Paesi dell’Unione Europea, mentre la restante parte ha raggiunto mercati extraeuropei. L’export verso i Paesi europei ha rappresentato il 51,9% del totale, con un incremento del 4% rispetto al 2024. I mercati extra UE hanno assorbito il 49,1% delle esportazioni, con l’America che ha contribuito per il 17,6%, seguita dall’Asia con il 10,6%, l’Oceania con il 2,0% e l’Africa con l’1,1%.
I mercati principali
Tra i mercati più recettivi nel 2025, la Germania si conferma al primo posto con 466.422 tonnellate esportate, segnando un aumento del 3,7%. Gli Stati Uniti seguono con 315.018 tonnellate, in crescita del 4,3%, mentre la Francia acquista 292.341 tonnellate, con un incremento del 4,7%. Il Regno Unito ha registrato una leggera contrazione, esportando 279.342 tonnellate, con una diminuzione del 1,4%.
Accanto ai mercati tradizionali, si osservano dinamiche positive in Australia (+17,4%), Canada (+9,9%) e Polonia (+5,2%). Anche all’interno dell’Unione Europea, si registrano aumenti significativi in Spagna (+4%) e Paesi Bassi (+6,4%). A livello globale, l’Oceania ha visto un incremento del 12,9%, mentre l’America ha registrato un aumento del 4,5%. Tuttavia, i mercati asiatici e africani mostrano una contrazione, rispettivamente del 6,7% e del 7,6% nei volumi di esportazione.
