Il settore della pizza, che genera un fatturato annuale di quasi 15 miliardi di euro e impiega oltre 300.000 lavoratori, si trova di fronte a sfide significative. Questi dati sono stati presentati dall’Osservatorio sulla Pizza 2026 durante TuttoPizza 2026, il Salone Internazionale della Pizza che si è svolto alla Mostra d’Oltremare di Napoli. L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali della Regione Campania e un videomessaggio del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. L’indagine ha coinvolto un campione di pizzaioli italiani, prevalentemente del Centro-Sud, e ha messo in luce un comparto in rapida evoluzione.
Il panorama attuale del settore pizza
L’analisi dell’Osservatorio rivela che il mondo della pizza sta vivendo cambiamenti strutturali significativi. I comportamenti dei consumatori stanno evolvendo, con un aumento dell’attenzione verso l’esperienza complessiva nei locali e le pressioni sui costi di gestione che si fanno più intense. Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla crescente difficoltà nel reperire personale qualificato, segnale di un mercato del lavoro che non riesce a tenere il passo con le esigenze del settore. Raffaele Biglietto, direttore e co-ideatore di TuttoPizza, ha affermato che la pizza rimane un simbolo del Made in Italy, ma richiede ora competenze più trasversali. Non basta più produrre un buon prodotto; sono necessarie capacità manageriali, formazione continua e comunicazione efficace. La fiera di Napoli si propone quindi come un’opportunità di aggiornamento professionale per affrontare le sfide del mercato.
Il valore economico della pizza in Italia
Nel suo messaggio, il Ministro Lollobrigida ha sottolineato l’importanza della pizza non solo come simbolo della tradizione gastronomica italiana, ma anche come un potente motore economico per il paese. Con un valore che si avvicina a 15 miliardi di euro all’anno, la filiera della pizza offre lavoro a oltre 300.000 persone, escludendo l’ampio indotto che deriva dall’agricoltura e dalle produzioni primarie. Queste affermazioni evidenziano come la pizza non sia solo un prodotto culturale, ma anche una leva economica fondamentale per il sistema italiano.
Statistiche e tendenze del settore nel 2026
Secondo i dati raccolti, la tipologia di locali è dominata dalla tradizionale pizzeria, che rappresenta il 72,2% del totale, seguita da ristoranti-pizzeria e pizzerie da asporto. La maggior parte delle pizzerie è consolidata, con il 47,2% attive da oltre dieci anni. Inoltre, il settore è caratterizzato da una struttura prevalentemente medio-piccola: il 37,5% delle pizzerie impiega da uno a cinque dipendenti. Per quanto riguarda le tecnologie di cottura, il forno a legna rimane il più utilizzato, presente nel 56,9% dei locali. Le vendite quotidiane oscillano tra 50 e 100 pizze per il 41,7% delle attività, mentre il prezzo della Margherita si mantiene accessibile, con il 76,4% delle pizzerie che la propone tra i 5 e gli 8 euro.
Le sfide e le opportunità future
Il comparto mostra segnali di stabilità e crescita, con il 41,7% delle pizzerie che ha registrato un aumento del fatturato. Tuttavia, le criticità non mancano: i costi energetici, il reperimento del personale e le materie prime rappresentano le principali difficoltà, con il 75% degli operatori che segnala difficoltà nel trovare pizzaioli qualificati. Nonostante ciò, le pizzerie stanno investendo in marketing digitale e software gestionali, sebbene l’uso di intelligenza artificiale e automazione rimanga limitato. La formazione professionale è considerata strategica, con l’83,3% degli operatori che attribuisce grande importanza all’aggiornamento delle competenze. L’Osservatorio 2026 delinea così un settore in continua evoluzione, resiliente e fortemente orientato alla qualità, ma impegnato ad affrontare nuove sfide legate ai costi e all’innovazione.
