Nel settore Horeca, dove i ritmi frenetici, la stagionalità e la mobilità del personale influenzano profondamente le dinamiche lavorative, il benessere psicologico sta emergendo come una priorità nelle politiche aziendali. Un esempio significativo è quello di Paolo Griffa al Caffè Nazionale, che ha avviato un programma di supporto psicologico in collaborazione con Unobravo.
Questa iniziativa è stata concepita per rispondere all’esigenza di fornire uno spazio di dialogo ai collaboratori, che provengono da diverse regioni italiane e spesso si trovano lontani dalle proprie reti familiari e sociali. “Abbiamo tanti lavoratori di età diverse, tutti provenienti da varie parti d’Italia. Vengono per lavorare e qui sono senza una rete di famiglia o amici. Come supporto hanno loro stessi e il team di lavoro, senza possibilità di uno sfogo esterno per condividere i problemi, che però si riflettono sul lavoro”, afferma Paolo Griffa, Chef Owner di Paolo Griffa al Caffè Nazionale. “Vogliamo dare un ambiente sano al team, con la possibilità di confrontarsi apertamente con professionisti su temi che altrimenti non avrebbero il coraggio di affrontare; oltre a interfacciarsi con tematiche più collettive per migliorare la relazione e la comunicazione di gruppo”.
Il contesto del mindex 2026: lavoro ed emozioni
Il progetto di Paolo Griffa si inserisce nel quadro delineato dal MINDex 2026, un’indagine condotta da Unobravo e Ipsos Doxa sull’educazione emotiva in Italia. Dallo studio emerge che solo il 16% dei lavoratori italiani si sente libero di esprimere le proprie emozioni sul luogo di lavoro. Inoltre, il 40% degli intervistati afferma di monitorare attentamente le proprie reazioni, mentre il 30% adatta il proprio comportamento in base al contesto e alle persone presenti. Infine, il 14% tende a trattenere o nascondere il proprio vissuto emotivo.
Un dato interessante è che il 73% delle persone ritiene che empatia, ascolto e gestione degli impulsi siano “molto” o “estremamente” importanti per costruire relazioni professionali efficaci. Tuttavia, il 61% dei dipendenti afferma di affrontare difficoltà nella gestione emotiva almeno “ogni tanto”, e per il 49% di essi queste problematiche causano conflitti relazionali “spesso” o “molto spesso”. Solo l’8% degli intervistati segnala l’esistenza di iniziative concrete di supporto psicologico sul posto di lavoro, mentre il 51% ritiene che le politiche dedicate alla salute mentale siano ancora agli albori o non siano percepite.
“I dati del MINDex descrivono un modello di lavoro che chiede alle persone di performare in condizioni di compressione emotiva sistematica”, commenta Danila De Stefano, CEO e Founder di Unobravo. “Solo il 16% dei lavoratori si sente libero di esprimere le proprie emozioni in ufficio, mentre quasi la metà riferisce conflitti relazionali ricorrenti: non sono numeri sul benessere individuale, sono numeri sul funzionamento organizzativo. Le aziende che ancora trattano il benessere mentale come un benefit accessorio stanno leggendo male il problema – e i costi. Programmi strutturati di sostegno psicologico non sono solo un investimento nella serenità dei dipendenti: sono anche una leva diretta su clima, retention e produttività”.
