Quindici organizzazioni, tra cui Slow Food Italia, FederBio e Legambiente, hanno richiesto un incontro urgente con il Commissario straordinario Giovanni Filippini per discutere della crescente emergenza legata alla peste suina. Negli ultimi tempi, il virus ha fatto la sua comparsa nel sud del Piemonte e ha colpito anche allevamenti in Toscana, interessando in particolare la razza Cinta Senese, con circa il 10% dei 3.200 capi già macellati.
Impatto delle misure adottate
Le associazioni firmatarie della lettera hanno evidenziato come le misure adottate negli ultimi anni per fronteggiare l’emergenza abbiano avuto un impatto devastante sull’economia degli allevamenti estensivi e delle piccole realtà agricole. L’attuale gestione della crisi, secondo le organizzazioni, potrebbe compromettere ulteriormente il patrimonio di biodiversità zootecnica.
Difficoltà degli allevatori
Gli allevatori, già in difficoltà a causa della necessità di macellare i propri animali nei mesi scorsi, lamentano la lentezza nell’erogazione dei risarcimenti, che ha portato alla chiusura di molte piccole aziende. Nonostante ciò, si stanno stanziano ulteriori risorse per il depopolamento dei cinghiali e per la costruzione di barriere fisiche, misure che, come dimostrato dai fatti, non hanno avuto successo nel contenere la diffusione del contagio. Le associazioni rappresentanti il settore del biologico, i Presìdi Slow Food e i piccoli allevatori suinicoli italiani, custodi di razze autoctone, hanno sollecitato un intervento immediato.
Richiesta di dialogo e soluzioni
Nella lettera, le organizzazioni chiedono un confronto costruttivo e tempestivo con il Commissario, sottolineando l’urgenza della situazione e la necessità di un dialogo volto a identificare soluzioni proporzionate, efficaci e rispettose delle diverse realtà produttive. La crisi della peste suina richiede una risposta coordinata e mirata, in grado di tutelare non solo gli allevatori, ma anche la biodiversità e l’intero settore agroalimentare italiano.
