Nell’area del Pistoiese, la situazione legata alla peste suina africana (PSA) sta assumendo contorni preoccupanti. Secondo Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di tutela della Cinta senese, sono stati abbattuti circa 200 capi di questa pregiata razza di suino toscana. Savigni ha sottolineato l’importanza di una rapida azione per eradicare la malattia, avvertendo che il mancato intervento sui cinghiali infetti potrebbe portare alla chiusura di tutti gli allevamenti semibradi.
La Cinta senese e la tradizione gastronomica
La Cinta senese è un maiale di origine antica, molto apprezzato per la sua qualità. Savigni ha evidenziato come gli allevatori di questa razza siano artigiani che dedicano il loro lavoro a mantenere viva una tradizione gastronomica. Tuttavia, il rimborso previsto dal ministero per gli abbattimenti dovuti alla PSA corrisponde a una cifra uguale a quella per i maiali allevati in modo intensivo, creando una disparità economica significativa. Gli allevatori stanno perdendo circa 4,5 euro al chilo, un danno che potrebbe compromettere la sostenibilità degli allevamenti se non verranno messe a disposizione risorse adeguate per compensare questa differenza.
Diffusione della malattia e preoccupazioni degli allevatori
Attualmente, la cintura di salvaguardia della PSA si trova nelle zone di Pistoia e Prato, ma Savigni ha segnalato un avanzamento preoccupante della malattia tra Lucca e Pistoia. Questa diffusione rapida sta generando allarmismo tra gli allevatori, molti dei quali stanno cercando di macellare i propri capi prima che l’epidemia colpisca. Ogni anno in Toscana vengono macellati circa 3.200 capi di Cinta senese, ma se quest’anno il numero dovesse aumentare a circa 5.000, si potrebbero verificare seri problemi di riproduzione della razza nel prossimo anno.
Intervento necessario per la salvaguardia
La situazione richiede un intervento immediato per garantire la salvaguardia di una tradizione culinaria unica e per sostenere gli allevatori che si trovano a fronteggiare questa crisi.
