All’estremo sud della provincia di Siena, nel 2026, il paesaggio vitivinicolo si presenta con caratteristiche uniche, distaccandosi dalle aree più note della Toscana. Qui, tra le colline di San Casciano dei Bagni, si alternano boschi, oliveti e vigneti, mentre il sottosuolo rivela l’eredità di un antico mare, con suoli ricchi di argilla, calcare, sabbia e sedimenti fossili. Questi elementi contribuiscono a creare un terroir distintivo, che si riflette nella qualità dei vini prodotti.
Le vigne si trovano a un’altitudine compresa tra i 350 e i 500 metri, godendo di un microclima particolare, influenzato dalla prossimità del lago di Chiusi. Questo lago genera significative escursioni termiche, ma porta anche umidità persistente nelle prime ore del mattino, una condizione che rende la gestione agronomica piuttosto complessa.
Nella frazione di Palazzone, nel 2007, Giovanni Bulgari ha fondato Podernuovo, un progetto vitivinicolo concepito con l’intento di valorizzare le potenzialità di questo territorio. Oggi, la proprietà si estende su circa cinquanta ettari, di cui ventisei vitati, con una produzione che supera le centomila bottiglie all’anno. La cantina, progettata dallo studio Alvisi Kirimoto, è quasi completamente sotterranea e sfrutta l’energia geotermica e quella dell’impianto fotovoltaico, riducendo il fabbisogno energetico e limitando l’impatto visivo sul paesaggio circostante.
Innovazione e tradizione nella gestione della cantina
Dal 2022, la direzione tecnica di Podernuovo è affidata all’enologo toscano Jacopo Felici, il quale, dopo aver accumulato esperienze significative tra Montalcino e Montepulciano, ha il compito di continuare un lavoro già avviato e di affinare ulteriormente il profilo enologico dell’azienda. Durante una visita, Felici sottolinea l’importanza di esaltare la freschezza, l’eleganza e il frutto nei vini, un obiettivo che parte dalla vigna e si concretizza in bottiglia.
Ogni decisione, dalla gestione della chioma alla selezione delle uve, fino alle temperature di fermentazione, è mirata a ottenere vini che mettano in risalto il frutto, la tensione e la sapidità, minimizzando l’influenza del legno. Felici osserva che il lavoro nel vino è lungo e che gli investimenti odierni si vedranno solo in futuro, un pensiero che riflette il momento di transizione che sta vivendo Podernuovo.
Precisione nella viticoltura: il lavoro nei filari
La trasformazione del vigneto è evidente e si manifesta attraverso una gestione sempre più precisa. I terreni di Podernuovo presentano diverse caratteristiche pedologiche: le parcelle più alte sono argilloso-limose, mentre in altre aree la sabbia è più presente. Questa varietà impone una gestione attenta, con Vendemmie che avvengono in momenti diversi a seconda delle annate, come spiega Felici, mentre si fa riferimento a un appezzamento di Sangiovese.
Dal 2022, l’azienda ha completato la transizione verso il biologico, una scelta che richiede un’attenzione ancora maggiore, soprattutto in un’area dove l’umidità è costante al mattino. Felici evidenzia come il clima variabile imponga continui adattamenti nel modo di lavorare. La gestione della chioma è adattata alle condizioni stagionali per proteggere i grappoli dal sole, e si stanno sperimentando reti ombreggianti per proteggere dai fenomeni atmosferici estremi.
La raccolta delle uve avviene manualmente e ogni grappolo viene trasportato in cassette. In cantina, le uve subiscono un secondo controllo attraverso una selezionatrice ottica Vaslin-Bucher, strumento che consente di rispondere alle sfide delle annate variabili. Per i vini bianchi e rosati, è stata introdotta una fase di raffreddamento immediato dopo la raccolta, migliorando notevolmente la definizione aromatica.
Un’interpretazione moderna della produzione vinicola
Il lavoro svolto negli ultimi anni si riflette nei vini degustati accanto ai piatti dello chef Davide Conti. Il percorso inizia con NicoLeo, l’unico bianco della cantina, realizzato con Chardonnay e Grechetto. Questo vino rappresenta una significativa evoluzione, con un tempo di affinamento in legno ridotto per esaltare freschezza e aromaticità.
Aliki, il rosato dedicato alla madre di Giovanni Bulgari, è ottenuto da Sangiovese e Malbec. La sua produzione prevede una macerazione a freddo, seguita da fermentazione in acciaio, puntando a una struttura che accompagna l’intero pasto, senza rinunciare alla facilità di beva.
La novità più rilevante è Spiridio, un Sangiovese in purezza affinato esclusivamente in acciaio, che rappresenta un approccio al consumo in evoluzione. La fermentazione a temperature controllate e l’assenza di legno contribuiscono a un rosso agile e preciso.
Nella gamma centrale, Therra, Argirio e Sotirio offrono tre diverse interpretazioni della stessa filosofia. Therra, un blend a prevalenza Sangiovese, ha subito una semplificazione, ora più coerente con l’identità aziendale. Argirio, un Cabernet Franc in purezza, si distingue per le sue note balsamiche e vegetali, mentre Sotirio, dedicato al fondatore della famiglia Bulgari, rappresenta la lettura più complessa del Sangiovese, affinato in legno e prodotto solo nelle annate migliori.
Il percorso si chiude con G33, il vertice della produzione, realizzato solo in annate eccezionali e composto da Sangiovese, Merlot e Petit Verdot. Questo vino è il risultato di un attento lavoro di assemblaggio e affinamento.
L’obiettivo di Podernuovo è incrementare la produzione da centomila a circa 170-180 mila bottiglie, mantenendo un alto standard qualitativo. Una crescita che non implica un’espansione indiscriminata, ma piuttosto il consolidamento delle etichette esistenti e l’introduzione di nuovi progetti solo quando giustificati.
