Ristorazione collettiva: aumento dei prezzi alimentari del 25% dal 2020

Aumento dei prezzi alimentari in Italia del 25% in cinque anni, con impatti sulla ristorazione collettiva e crescente richiesta di riforme nei contratti pubblici per garantire pasti sostenibili.

I dati recenti rivelano un significativo incremento dei prezzi dei beni alimentari in Italia, che ha raggiunto un aumento del 25% negli ultimi cinque anni, superando di quasi otto punti percentuali l’inflazione generale. Queste informazioni emergono da un’analisi condotta dall’ISTAT. Nel settore della ristorazione collettiva, si evidenziano aumenti del 19% per le materie prime e del 12% per i costi del personale. Tuttavia, i contratti pubblici continuano a fare riferimento a basi d’asta non aggiornate. Questo comparto, che vale oltre 4,5 miliardi di euro, è responsabile della fornitura di circa 780 milioni di pasti annuali e impiega circa 100.000 lavoratori, di cui l’80% sono donne.

Fatturato e appalti pubblici

Secondo le analisi di Nomisma, il 50% del fatturato della ristorazione collettiva proviene da appalti pubblici, che includono mense scolastiche, sanitarie, aziendali e sociali. A fronte di questo, si osserva un aumento della domanda sociale per l’accesso al cibo pubblico. Tuttavia, il costo di ogni singolo ingrediente, insieme a quello dell’energia e del lavoro, continua a salire mensilmente, minacciando la sostenibilità economica di un servizio che riveste un’importanza cruciale per la coesione sociale nel paese.

Situazione economica e alimentare

Il Rapporto Caritas Roma 2025 documenta un costante aumento delle persone in difficoltà economica e alimentare. Sempre più nuclei familiari si trovano nell’impossibilità di sostenere i costi della vita quotidiana. Le ricerche di Save the Children e dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani rivelano che un bambino su venti vive in condizioni di povertà alimentare, con la mensa scolastica che rappresenta spesso l’unico pasto sano e bilanciato della giornata.

Richiesta di riforma

ANIR Confindustria ha rinnovato l’appello al Governo e al Parlamento per una riforma urgente dei meccanismi di revisione dei prezzi nei contratti pubblici. Il presidente Massimo Piacenti ha sottolineato che “i costi continuano a salire, ma i contratti pubblici restano bloccati da anni”. Questa situazione ha portato a una condizione paradossale, in cui è necessario garantire milioni di pasti quotidiani a prezzi fermi, mentre i costi per ingredienti, energia e lavoro aumentano costantemente. La crescente domanda di accesso al cibo, in particolare quello pubblico, rende la situazione ancora più critica; per molte famiglie, i pasti serviti nelle mense scolastiche o sociali sono diventati l’unico pasto equilibrato della giornata.

Il direttore generale di ANIR Confindustria, Paolo Valente, ha aggiunto che “il concetto di cibo pubblico” rappresenta il ruolo fondamentale del settore: garantire in modo industriale, ma con finalità pubbliche, un bene primario e un diritto universale. Non si tratta solo di nutrire, ma anche di educare, includere e costruire coesione. Pertanto, è fondamentale che il valore sociale del pasto e delle imprese che lo forniscono venga riconosciuto e supportato dalle istituzioni attraverso strumenti adeguati e strutturali.