Shrinkflation: le nuove dinamiche degli acquisti nel settore Horeca

L’Italia introduce nuove normative contro la shrinkflation dal 15 luglio 2026, modificando l’obbligo di etichetta e introducendo un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale.

Dal 15 luglio 2026, l’Italia si prepara a implementare nuove normative contro la shrinkflation, una pratica che consiste nella riduzione della quantità di un prodotto mantenendo invariato il prezzo. Questo passo segue la scadenza del termine di tre mesi durante il quale l’Unione Europea avrebbe potuto richiedere modifiche al decreto legislativo presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il 15 aprile. L’assenza di obiezioni da parte di Bruxelles consente al governo italiano di procedere con l’approvazione finale del testo, che avrà un impatto diretto su bar, ristoranti e hotel, i quali quotidianamente acquistano prodotti come pasta, farina e zucchero dai fornitori, soggetti alle stesse dinamiche di mercato della grande distribuzione.

Dettagli del nuovo decreto

Il nuovo provvedimento modifica l’impianto normativo stabilito nel 2024 dallarticolo 15-bis del Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), introdotto dalla Legge 193/2024. Questa normativa richiedeva ai produttori di indicare sulla confezione la frase “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità” per un periodo di sei mesi dall’immissione in commercio. Tuttavia, l’applicazione di tale norma era stata posticipata al 1° luglio 2026 dalla Legge 182/2025 e non aveva rispettato le procedure di notifica tecnica stabilite dall’UE, portando a una procedura d’infrazione avviata a marzo 2025 contro l’Italia.

Il nuovo testo abbandona l’obbligo di etichetta diretta e introduce un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale. In caso di riduzione della quantità nominale di un prodotto, i produttori e distributori saranno tenuti a inviare ai rivenditori, sia fisici che online, una comunicazione standardizzata che indichi la variazione di quantità e la percentuale di aumento del prezzo per unità di misura. Sarà compito del rivenditore rendere disponibile questa informazione al pubblico, sia nei negozi fisici che sui canali digitali. Inoltre, il periodo di obbligo informativo si riduce da sei a tre mesi.

Le reazioni del Codacons e le segnalazioni alle autorità

Il Codacons ha criticato le nuove misure, definendole “annacquate e poco incisive”. Secondo l’associazione, l’eliminazione dell’obbligo di avviso diretto in etichetta diminuisce l’immediatezza delle informazioni per i consumatori. Si stima che il fenomeno della shrinkflation interessi un mercato di beni di largo consumo in Italia, del valore di circa 120 miliardi di euro all’anno, con rincari occulti medi che oscillano tra il 10% e il 18%, e punte fino al 40% per alcune categorie di prodotti.

Per questo motivo, il Codacons Lombardia ha presentato un esposto all’AGCM, al Mimit, al Garante per la sorveglianza dei prezzi e alla Guardia di Finanza, richiedendo controlli mirati su supermercati, negozi fisici e piattaforme online. Il presidente di Codacons Lombardia, Avv. Marco Donzelli, ha affermato che ridurre la quantità di prodotto senza rendere evidente l’aumento del prezzo reale danneggia il potere d’acquisto delle famiglie, specialmente in un periodo di rincari su alimentari e beni essenziali.

La skimpflation: un fenomeno da tenere d’occhio

In aggiunta alla shrinkflation, le associazioni dei consumatori hanno evidenziato un fenomeno collegato, noto come skimpflation. Mentre la shrinkflation riduce la quantità mantenendo il prezzo, la skimpflation mantiene invariati sia il prezzo che il formato della confezione, ma diminuisce la qualità. Ciò può avvenire sostituendo ingredienti o materie prime con alternative più economiche, oppure riducendo i servizi offerti al cliente, per abbattere i costi di produzione senza apparenti aumenti di prezzo.

Esempi comuni riguardano il settore alimentare, dove il burro o l’olio d’oliva possono essere sostituiti con olio di palma o margarina, o le uova fresche possono essere rimpiazzate da tuorli e albumi in polvere. Per i professionisti della ristorazione, la skimpflation rappresenta un aspetto critico: a differenza della shrinkflation, non è facilmente identificabile attraverso il peso o il volume della confezione, né dalla comunicazione standardizzata prevista dal decreto Mimit, che si concentra solo sulla riduzione della quantità nominale. Pertanto, i gestori possono continuare ad acquistare lo stesso formato, mantenendo il prezzo, senza alcun segnale evidente di cambiamenti nella composizione o nella qualità del prodotto, impattando così la qualità finale dei piatti e delle bevande servite.

Prossimi sviluppi da monitorare

Per gli operatori del settore Horeca, le prossime fasi da osservare includono la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, che segnerà l’inizio della sua applicazione, e le modalità attraverso le quali i fornitori comunicheranno le variazioni di quantità lungo la filiera. Resta, tuttavia, priva di una copertura normativa specifica la questione della skimpflation, che richiede una verifica diretta da parte di chi acquista materie prime per uso professionale, per accertarsi di eventuali cambiamenti nella composizione o nella provenienza degli ingredienti.