Stop al traffico di olio d’oliva: in arrivo nuove norme dal primo marzo

L’Italia introduce nuove misure di tracciabilità per l’olio d’oliva importato, a partire dal 1° marzo 2026, per garantire trasparenza e combattere frodi e concorrenza sleale.

Gli arrivi di olio d’oliva straniero in Italia hanno registrato un incremento significativo nel 2025, con un aumento del 57%. Questo fenomeno ha sollevato preoccupazioni riguardo a possibili frodi, inganni nelle etichette e traffici illeciti. Per affrontare questa situazione, l’Ispettorato Centrale della Qualità e Repressione Frodi (Icqrf) ha deciso di implementare nuove misure che garantiranno una maggiore tracciabilità per gli oli importati sotto il regime di Perfezionamento Attivo (Tpa). Queste disposizioni entreranno in vigore a partire dal 1° marzo 2026 e richiederanno la registrazione dettagliata nel Registro Telematico (Rto) della natura degli oli e delle operazioni di “equivalenza” effettuate.

Misure di tracciabilità e trasparenza

Il presidente di Unaprol e vicepresidente di Coldiretti, David Granieri, ha evidenziato come questa misura metta fine a una “zona grigia” nel sistema di tracciabilità. Secondo Granieri, è fondamentale conoscere il percorso e la movimentazione dell’olio importato in regime doganale per prevenire fenomeni di concorrenza sleale che possono danneggiare il valore del Made in Italy. L’obiettivo principale del provvedimento è garantire la trasparenza per una specifica categoria di olio di oliva, quella che opera sotto il regime di Tpa.

Il sistema Tpa, come riportato sul sito del Masaf, consente l’importazione di oli non comunitari nel territorio dell’Unione Europea per lavorarli, ad esempio attraverso la raffinazione o la miscelazione, e successivamente riesportarli senza pagare dazi doganali. Tuttavia, secondo le osservazioni di Coldiretti e Unaprol, questa norma ha facilitato l’importazione di olio straniero a dazio zero, senza fornire garanzie sulla sua destinazione finale, causando un crollo dei prezzi per l’olio italiano. Un esempio emblematico è l’olio tunisino, che arriva in Italia a circa 3,5 euro al litro, senza essere sottoposto a controlli adeguati, come recentemente denunciato dalla Corte dei Conti Ue.

Il contingente Tpa e il monitoraggio

Il contingente Tpa, che prevede l’importazione a dazio zero, non è destinato al mercato interno italiano ma è finalizzato alla riesportazione. Questo contingente ammonta a 50.000 tonnellate, delle quali circa 30.000 entrano in Italia. Sebbene sia un contingente europeo valido per tutti i Paesi che commercializzano olio extravergine, Italia risulta essere il principale importatore di prodotto tunisino. Granieri ha sottolineato come, fino a ieri, il prodotto importato a dazio zero non fosse tracciato, permettendo l’ingresso senza alcuna registrazione. Con l’entrata in vigore delle nuove misure, dal primo marzo 2026, sarà possibile monitorare i quantitativi importati sia a livello amministrativo che fisico.

Le nuove direttive del Masaf richiedono l’uso di diciture specifiche nel registro telematico per ogni operazione riguardante gli oli in Tpa. In caso di inadempienza, sono previste sanzioni severe. Questa iniziativa rappresenta un passo importante per colmare un vuoto normativo che minacciava la trasparenza del mercato, a tutela dei consumatori. Granieri ha concluso affermando che la digitalizzazione dei registri deve essere utilizzata come strumento per eliminare ambiguità. È essenziale evitare che i flussi di olio extra-Ue, importati per essere lavorati e riesportati, possano confondersi con l’olio nazionale di alta qualità.