Valpolicella: un territorio tra tradizione vinicola e opportunità commerciali

La Valpolicella affronta sfide di mercato e promuove il rito della messa a riposo delle uve come patrimonio immateriale, mantenendo la propria identità vitivinicola e puntando sulla sostenibilità.

In Valpolicella, il tempo si trasforma in un elemento fondamentale del lavoro vitivinicolo. Con i suoi 8.600 ettari vitati e un fatturato che supera i 600 milioni di euro, questa regione si trova al centro di un dibattito che va oltre la semplice produzione, toccando aspetti cruciali come l’adattamento a un mercato in continua evoluzione. È in questo contesto che il rito della messa a riposo delle uve è stato proposto come patrimonio immateriale dell’Unesco, un passo che sottolinea l’importanza dell’identità culturale e della tradizione vitivinicola.

L’appassimento delle uve

L’appassimento delle uve, una pratica storica della Valpolicella, non rappresenta solo una tecnica di produzione, ma è un linguaggio che racconta la storia e la cultura di questa terra. La varietà di vini prodotti, tra cui Valpolicella, Valpolicella Superiore, Ripasso, Amarone e Recioto, forma una piramide produttiva che permette di mantenere un equilibrio interno senza la necessità di modifiche strutturali significative. Questo sistema, coeso e ben definito, si basa su pratiche consolidate nel tempo, garantendo un legame forte tra le diverse tipologie di vino.

Normative e sfide del mercato

La denominazione attualmente non percepisce l’urgenza di rivedere le proprie normative, poiché il quadro regolatorio è già in grado di adattarsi a diverse modalità di consumo. Tuttavia, il focus principale è rivolto ai mercati, una questione discussa in occasione di Vinitaly con il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Christian Marchesini. Secondo Marchesini, il settore vitivinicolo sta affrontando sfide non solo interne, ma anche esterne, tra cui dazi, conflitti e una diminuzione della disponibilità economica. Questi fattori stanno influenzando in modo significativo il mercato, richiedendo una maggiore coesione tra i produttori.

Collaborazione e mercati esteri

Durante l’evento, Marchesini ha evidenziato l’importanza della collaborazione, con un incremento delle aziende partecipanti al consorzio, passando da 20 a 30. Questo cambiamento rappresenta un segnale di unità in un periodo difficile, essenziale per comunicare la forza della denominazione. Tuttavia, il mercato estero presenta sfide più complesse rispetto a quello interno, dove la stabilità è stata mantenuta. Negli Stati Uniti, un mercato tradizionale per la Valpolicella, i consumi sono calati di circa il 2-3% negli ultimi anni, complicando ulteriormente la situazione.

Strategia commerciale e mercati emergenti

La strategia commerciale si sta evolvendo, mirando a nuovi stati come Texas e Florida, dove si stanno osservando dinamiche di consumo diverse. Marchesini ha sottolineato l’importanza di esplorare mercati emergenti, evidenziando che alcune comunità, come quella ispanica, mostrano una maggiore affinità per vini come il Ripasso. Quest’ultimo, infatti, ha dimostrato una tenuta migliore rispetto ad altre referenze, diventando un punto focale per le iniziative promozionali in mercati meno tradizionali.

Identità e tradizione vitivinicola

Sul piano produttivo, la Valpolicella si affida a un disciplinare preciso ma flessibile, con cinque referenze che coprono una gamma di stili di consumo. L’areale vitato, definito nel 1968, è stato adattato alle sfide del cambiamento climatico negli ultimi vent’anni. La comunità vitivinicola continua a lavorare per mantenere viva l’identità della Valpolicella, con il riconoscimento del rito della messa a riposo delle uve che testimonia una tradizione di oltre 1500 anni.

Gestione dell’offerta e sostenibilità

Il Consorzio sta operando su due fronti: la gestione dell’offerta e il rafforzamento della domanda. Dal 2010, è stato introdotto un blocco degli impianti, raggiungendo gli attuali 8.600 ettari, e ogni anno viene controllato circa il 25% della superficie vitata. Parallelamente, sono previsti investimenti di oltre 6 milioni di euro nei prossimi tre anni, sia nei mercati maturi come Stati Uniti e Canada, sia in quelli emergenti come l’Asia.

Sostenibilità e identità di mercato

La sostenibilità è un altro aspetto cruciale per la Valpolicella, con una superficie certificata che ha raggiunto il 52% tra pratiche sostenibili e biologiche, con l’obiettivo di superare il 60% nel 2026. La Valpolicella non sta cercando di ridefinire la propria identità, ma piuttosto di adattarsi e presentarsi in modo coerente in un mercato in evoluzione, mantenendo la propria riconoscibilità e il proprio spazio nel panorama vitivinicolo globale.