Rimettere il castagno al centro di una politica forestale che valorizzi la montagna come risorsa strategica è l’obiettivo principale emerso durante gli stati generali della castanicoltura, tenutisi il 3 e 4 febbraio 2025 a Firenze, nell’ambito di Castanea Expo 2025. Le proposte sono state presentate da Slow Food Italia e dalla Rete Slow Food dei Castanicoltori, evidenziando l’importanza di questo albero non solo come risorsa naturale, ma anche come simbolo di resilienza e convivenza tra uomo e natura.
Il ruolo del castagno nella politica forestale
Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, ha sottolineato l’importanza di ridare al castagno il ruolo centrale che merita, affermando che esso rappresenta un presidio contro l’abbandono delle terre montane e un potenziale alleato nella transizione ecologica. Varazi ha esortato a raccontare nuovamente il valore del castagno, sostenendo che la sua scomparsa equivarrebbe a perdere un pezzo dell’identità collettiva e un’opportunità di rinascita per le zone montane.
Proposte per la valorizzazione della castanicoltura
Le proposte avanzate includono l’implementazione di un Piano strategico nazionale per la castanicoltura, finalizzato alla protezione di un patrimonio che merita maggiore attenzione e valorizzazione. Tra le sei iniziative presentate al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), emerge la creazione di un censimento dei castagneti su tutto il territorio italiano. Questo censimento è visto come fondamentale per portare istanze solide al tavolo della politica europea.
Riconoscimento dei servizi ecosistemici
In aggiunta, è stata evidenziata la necessità di riconoscere i servizi ecosistemici offerti dalla castanicoltura tradizionale, un passo cruciale per garantire la sostenibilità e la valorizzazione di questo settore. La castanicoltura non è solo un’attività economica, ma rappresenta un legame profondo con il territorio e le tradizioni locali, che meritano di essere preservate e promosse.
