Vino e salute: il dibattito scientifico esorta a evitare semplificazioni eccessive

Il dibattito sul consumo moderato di vino e salute si intensifica, evidenziando benefici e rischi legati all’assunzione di alcol in un contesto alimentare mediterraneo.

Il dibattito scientifico sul rapporto tra consumo di vino e salute si intensifica nel 2025, evidenziando l’importanza di considerare il vino non solo come una fonte di alcol, ma anche nel contesto alimentare e culturale in cui viene consumato. Questo tema è stato al centro di un incontro organizzato dall’Accademia di Medicina di Torino, incentrato sulla “Moderata assunzione di vino e salute”. Durante l’evento, hanno preso la parola Attilio Giacosa, presidente dell’Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute (Irvas), e Emanuele Albano, professore di Patologia Generale all’Università del Piemonte Orientale, con la moderazione di Giuseppe Poli dell’Università di Torino.

Il consumo moderato di vino e i suoi benefici

Nel corso della discussione, Giacosa ha sottolineato che il consumo moderato di vino, in particolare durante i pasti e all’interno di un modello alimentare mediterraneo, è associato a una diminuzione del rischio di mortalità generale e a una minore incidenza di patologie come le malattie cardiovascolari, la demenza e il diabete. Tuttavia, ha anche avvertito che il tema oncologico richiede una trattazione più sfumata. Sebbene l’alcol sia riconosciuto come un fattore di rischio per alcune forme di cancro, è fondamentale fare una distinzione tra abuso e consumo moderato.

Il rischio è infatti connesso a un’assunzione eccessiva e prolungata nel tempo, mentre il consumo moderato, inserito in uno stile di vita equilibrato, non deve essere assimilato a queste condizioni. Giacosa ha evidenziato che ci sono situazioni specifiche, come nel caso di donne con predisposizione al tumore al seno, per le quali è consigliato evitare completamente l’alcol. Ha affermato: “trasformare questo principio in una regola universale per tutti non è scientificamente corretto. Semplificare troppo significa perdere di vista la realtà dei dati.”

Le sfide del consumo di alcol e la sua complessità

Albano ha condiviso il punto di vista di Giacosa, evidenziando che il consumo eccessivo di alcol rappresenta un fattore di rischio ben documentato. Ha sottolineato l’importanza di considerare i livelli e le modalità di assunzione, poiché gli effetti dell’alcol sulla salute sono dose-dipendenti e influenzati da variabili come la durata dell’esposizione e le caratteristiche individuali.

Ha dichiarato: “Nel caso del vino, siamo di fronte a una matrice complessa: oltre all’etanolo, contiene componenti bioattivi, come i polifenoli, il cui ruolo è ancora oggetto di studio, inclusi gli effetti sul microbiota intestinale. Questo non consente conclusioni semplificate, ma richiede un approccio prudente e basato sull’insieme delle evidenze disponibili.

Nuove ricerche e approcci nel campo della salute

Le ricerche più recenti stanno contribuendo a costruire un quadro più complesso. Lo studio “The Unfinished Debate on Wine and Other Alcoholic Beverages: Conflicting Evidence, Public Health Messages and the Missing Trial”, pubblicato su Nutrients nel febbraio 2026, evidenzia che il consumo di vino durante i pasti e all’interno di una dieta mediterranea presenta un profilo distintivo rispetto ad altre modalità di assunzione di bevande alcoliche.

Un rapporto della National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine (Nasem) ha dimostrato che i consumatori moderati di vino hanno un rischio di mortalità ridotto fino al 16% rispetto ai non bevitori, con una percentuale che arriva al 23% nelle donne, soprattutto per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ulteriori dati sono emersi da uno studio presentato il 28 marzo 2026 all’American College of Cardiology, che ha analizzato oltre 340mila adulti seguiti per più di 13 anni, evidenziando una riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare nei consumatori moderati di vino rispetto agli astemi.

In questo contesto, la relazione tra consumo di vino e salute è spesso rappresentata attraverso una “curva a J”, dove il rischio risulta inferiore a livelli moderati rispetto all’astensione, per poi aumentare con quantità maggiori.

Progetti di ricerca e prospettive future

Per affrontare i limiti degli studi osservazionali, la ricerca si sta orientando verso nuovi modelli. Tra questi, il progetto Unati, coordinato dall’Università di Navarra e finanziato dallo European Research Council, coinvolgerà oltre 10mila partecipanti con l’obiettivo di confrontare direttamente gli effetti dell’astensione totale con quelli del consumo moderato di vino all’interno di uno stile alimentare mediterraneo.

Secondo Irvas, questo approccio è fondamentale per trattare il tema con maggiore rigore. Giacosa ha concluso: “È necessario superare la formula del ‘rischio sempre e comunque’ e adottare una valutazione integrata rischio-beneficio, che consideri il profilo individuale, il contesto alimentare, lo stile di vita e la tipologia di bevanda alcolica, nonché la quantità e le modalità di consumo. La scienza richiede una valutazione precisa di vantaggi e rischi, per fornire informazioni corrette ai cittadini e per guidare i responsabili della salute pubblica nella definizione di linee guida basate su evidenze.