Istat: negli ultimi dieci anni il valore economico dell’agriturismo è aumentato del 5,3% all’anno

Il settore agrituristico italiano cresce del 5,3% annuo, con un valore previsto di 1.934 milioni di euro nel 2024 e dinamiche territoriali variegate tra Nord e Sud.

Negli ultimi dieci anni, il settore agrituristico ha mostrato una crescita costante, registrando un incremento del valore economico pari al 5,3% su base annua. Questa informazione emerge dal rapporto diffuso dall’Istat il 2 maggio 2025, che stima per il 2024 un valore economico del settore agrituristico a prezzi correnti di poco superiore a 1.934 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente, il 2023, il valore delle aziende agrituristiche ha visto un aumento del 3,3%, segnando il tasso di crescita più contenuto dal 2020.

Distribuzione geografica delle aziende agrituristiche

Nel 2024, le aziende agrituristiche del Nord Italia rappresentano il 43,6% del totale nazionale e contribuiscono per il 51,3% al valore economico complessivo del settore. Le aziende situate nel Centro Italia, che costituiscono il 36,5% del totale, incidono per un valore economico equivalente al 36,5%. Infine, il Mezzogiorno, con il 19,8% delle aziende, contribuisce solo per il 12,2% al valore economico nazionale. Questa suddivisione evidenzia come le diverse aree del paese abbiano un ruolo significativo nel panorama agrituristico italiano.

Valore economico medio delle aziende

Il valore economico medio delle aziende agrituristiche nel 2024 si attesta a poco più di 73.300 euro, un incremento rispetto ai 71.600 euro del 2023. Analizzando la distribuzione territoriale, si osserva che il Nord-Est presenta i valori più elevati, superando i 103.000 euro. Seguono il Centro con 73.200 euro, il Sud con 57.600 euro, il Nord-Ovest con 53.600 euro e infine le Isole con 23.500 euro. Questi dati suggeriscono che le aziende agrituristiche del Nord-Est godono di una posizione privilegiata rispetto a quelle delle altre regioni.

Tendenze di natalità e cessazione delle aziende

Il rapporto dell’Istat mette in luce un trend positivo per quanto riguarda la natalità degli agriturismi, che ha mantenuto un tasso costantemente superiore a quello delle cessazioni dal 2015 al 2024, nonostante un rallentamento generale a partire dal 2021. Nel 2024, i tassi di natalità e cessazione si attestano rispettivamente al 4,1% e al 3,2%, mantenendosi in linea con i dati del 2023. Questo scenario indica una stabilizzazione nella dinamica delle imprese agrituristiche.

Analisi territoriale delle nuove autorizzazioni

Un’analisi più dettagliata a livello territoriale mostra differenze significative. Nel Nord-Ovest si registra una diminuzione delle nuove autorizzazioni, pari al -3,3%. Il Nord-Est presenta un quadro eterogeneo: mentre il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna mostrano diminuzioni marcate intorno al -20%, la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen si distingue per una crescita significativa del +18,6%. Nel Centro, la Toscana continua a essere la regione con il numero più alto di nuove autorizzazioni, sebbene in calo rispetto agli anni precedenti, mentre il Lazio mostra una crescita notevole, con un incremento del +23,7%.

Crescita nel Mezzogiorno e nelle Isole

Il Mezzogiorno si conferma come l’area più dinamica del paese, con un incremento del 13,5% delle nuove autorizzazioni. Le Isole, in particolare, trainano questa crescita con un impressionante +31,1%, risultato principalmente attribuibile alla Sicilia, dove le attivazioni sono passate da 55 a 120, segnando un +118,2%. La Puglia si distingue al Sud con un incremento di circa il 68% di nuove autorizzazioni. Nonostante le differenze territoriali, i saldi tra attivazioni e cessazioni indicano una stabilità nel Nord-Ovest e valori positivi nelle altre macroaree, con differenze che variano da 20 nel Sud a 108 nelle Isole.