Il panorama del bar italiano sta vivendo un periodo di significativa evoluzione. Tra il 2019 e il 2025, il numero di imprese attive nel settore è sceso da 169.839 a 145.766, evidenziando una flessione del 14,2%. Questo calo ha comportato la chiusura di oltre 24.000 attività in sei anni, un dato che si traduce in circa 11 bar chiusi al giorno.
Questa analisi è stata fornita da Confesercenti, che ha elaborato i dati provenienti dalle Camere di commercio. L’associazione non si è limitata a evidenziare il calo quantitativo delle attività, ma ha anche messo in luce le ripercussioni economiche e sociali che tale diminuzione comporta per le comunità locali.
Le cause della crisi
Le difficoltà del settore sono attribuibili a molteplici fattori. Tra questi, un ruolo chiave è giocato dall’aumento dei costi di gestione, che include spese per energia e materie prime. A ciò si aggiunge la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, che ha impattato negativamente sulla domanda, e il costo del lavoro, che grava maggiormente su attività ad alta intensità di manodopera e con scontrini medi contenuti.
Le abitudini dei consumatori stanno cambiando. L’emergere del smart working ha ridotto i flussi di persone nei centri urbani, mentre i consumi si distribuiscono in modo diverso durante la giornata. A questi cambiamenti si affiancano anche la concorrenza della distribuzione moderna e l’espansione dei servizi di consegna.
Un calo diffuso in tutto il Paese
La diminuzione delle attività colpisce ogni parte d’Italia, sebbene con intensità variabile. Il Centro registra la flessione più significativa, con 7.323 imprese in meno rispetto al 2019, corrispondente a una diminuzione del 20,8%. Seguono il Nord-est, con una riduzione del 16,3%, e il Nord-ovest, che segna un calo del 16,1%. Le variazioni nel Sud e nelle Isole sono più contenute, con rispettivamente un decremento del 6,7% e del 6,5%.
In termini assoluti, la Lombardia è la regione che ha visto il maggior numero di chiusure, con 4.957 attività scomparse, seguita da Lazio (-4.405), Veneto (-2.806), Emilia-Romagna (-1.916) e Piemonte (-1.915).
Se si osservano le percentuali, le Marche presentano la perdita più elevata, con un 25% di bar in meno, seguite da Lazio (-23,9%), Valle d’Aosta (-22,2%) e Veneto (-20,1%). A Roma, il calo è particolarmente marcato, con 2.827 attività chiuse, superando il 30%.
Confesercenti stima che questa situazione abbia determinato un impoverimento di oltre 7,2 miliardi di euro nei vari territori, considerando la diminuzione dei consumi, dell’occupazione e delle entrate fiscali.
Riflessioni sul futuro del bar
Francesco Sanapo, esperto di caffè e co-fondatore di Ditta Artigianale, ha proposto una riflessione sul modello imprenditoriale del bar. Secondo lui, la chiusura di molti locali non è semplicemente un segnale negativo, ma può indicare che alcuni modelli di bar non riescono più a generare il valore necessario per rimanere competitivi.
Sanapo sottolinea l’importanza di andare oltre un approccio basato esclusivamente sui volumi di vendita. La creazione di un’identità forte per il locale e la capacità di stabilire una relazione significativa con i clienti sono essenziali. “Quando apriamo un nuovo spazio, la prima domanda non è mai ‘quanti caffè faremo qui?’, ma ‘quale valore aggiungiamo alla nostra storia e alle persone che entreranno?'”, afferma Sanapo.
La necessità di differenziarsi
In un contesto di crescente pressione economica e cambiamento nei comportamenti di consumo, Sanapo evidenzia che la sostenibilità economica di un bar non può più dipendere esclusivamente dalla gestione dei volumi e dall’equilibrio tra costi. È fondamentale puntare sulla differenziazione: qualità del prodotto, identità del marchio e un’esperienza unica per il cliente possono aiutare a costruire un modello meno vulnerabile alla competizione basata sul prezzo.
“Se ti limiti ad aprire un locale, sei sostituibile al primo aumento dei costi”, avverte. Al contrario, costruire un brand solido e riconoscibile permette di fidelizzare i clienti, indipendentemente dall’offerta dei concorrenti.
Questa riflessione si ricollega direttamente ai dati forniti da Confesercenti. Con l’aumento dei costi e i cambiamenti nei comportamenti di consumo, diventa cruciale per gli operatori del settore interrogarsi non solo su quanto vendere, ma anche su quali motivi offrire ai clienti per scegliere e tornare in un determinato locale.
