Cia denuncia che Bruxelles starebbe indebolendo “chi garantisce il cibo” e critica l’impostazione sulla Pac, considerata una politica fondamentale per stabilità alle imprese e sicurezza alimentare. Il presidente della Cia, Cristiano Fini, sostiene che, mentre aumentano emergenze e sfide, si discute di ridimensionare la politica agricola invece di rafforzarla, chiedendo che le promesse vengano tradotte in impegni concreti.
Fini, nella seconda settimana della mobilitazione nazionale “I conti non tornano” davanti a Montecitorio, afferma che non è l’Europa di cui hanno bisogno. Secondo la sua posizione, la trattativa dovrebbe cambiare direzione e prevedere più fondi e certezze, senza un’agricoltura sacrificata su compromessi di bilancio.
La contestazione sulla proposta Qfp
La Cia punta l’attenzione sull’ultima proposta negoziale sul quadro finanziario pluriennale (Qfp). Nella nota diffusa dall’organizzazione, si afferma che la “nego-box” presentata dalla presidenza di turno del Consiglio Ue non prevede risorse aggiuntive per l’agricoltura, lasciando “ferma” a circa 294 miliardi di euro la dotazione complessiva per la Pac post 2027.
Secondo la ricostruzione della Cia, inoltre, mancherebbe l’autonomia della politica agricola e non ci sarebbero garanzie vincolanti sul 10% target rurale e sulle risorse della flessibilità di bilancio.
Taglio della riserva di crisi agricola
La Cia giudica il quadro ancora più critico per il possibile taglio alla riserva di crisi agricola. Secondo quanto riportato, la riduzione sarebbe di quasi il 30%, con la riserva che passerebbe da circa 900 a 630 milioni di euro annui. L’organizzazione definisce la proposta “inaccettabile” e collega tale valutazione alle ragioni della protesta.
Nel complesso, la posizione della Cia resta centrata su una richiesta di rafforzamento della Pac e sull’esigenza di decisioni considerate coerenti con stabilità, sicurezza alimentare e presidio dei territori, in un contesto in cui, secondo Fini, le sfide richiederebbero risposte più solide.
Fonte originale: Cia, Bruxelles indebolisce chi garantisce il cibo sulle nostre tavole