Nel panorama dell’hôtellerie moderna, il bar riveste un’importanza cruciale che va oltre la semplice offerta di drink e la qualità del servizio. La vera essenza di un bar si manifesta nella capacità del bartender di cogliere e interpretare le preferenze del cliente, creando un’esperienza personalizzata. Un esempio emblematico di questa filosofia si trova in Baviera, precisamente all’AlpenRausch Bar & Lounge del Das Rübezahl, un hotel quattro stelle Superior situato a Schwangau, a breve distanza da Füssen e dal famoso Castello di Neuschwanstein. Qui, il barchef Adly mette in pratica questa visione, mostrando come un cocktail classico possa essere reinventato tenendo conto delle esigenze dell’ospite.
Il cocktail scelto per dimostrare questa abilità è il Daiquiri. In risposta alla richiesta di un drink, Adly non si limita a preparare la versione tradizionale, ma propone un’interpretazione personalizzata, il suo Orange Daiquiri. Con pochi suggerimenti da parte mia riguardo alle preferenze in termini di dolcezza e acidità, il bartender crea un cocktail che riflette il mio gusto.
La ricetta dell’orange daiquiri
La composizione dell’Orange Daiquiri è la seguente:
– 4 cl di Pyrat Rum
– 2 cl di Cointreau
– 3 cl di succo d’arancia fresco
– 3 cl di succo di limone fresco
– 1 cl di zucchero liquido Monin
– 2 dash di Angostura Orange Bitters
Per la decorazione: una ciliegina e zest d’arancia. La tecnica utilizzata è Shake & Strain. La scelta di utilizzare il Cointreau risponde alla mia preferenza per un cocktail meno dolce. Adly, in caso di un cliente che desidera una bevanda più dolce, potrebbe modificare i dosaggi o optare per un diverso liquore all’arancia. Questa capacità di adattamento segna la differenza tra un cocktail standard e un’esperienza tailor-made, dove l’equilibrio tra dolcezza, acidità e aromi viene calibrato in base alle preferenze individuali.
Prima di servire il drink, Adly mi offre un assaggio del cocktail sul polso, un gesto che permette di percepire immediatamente il bilanciamento dei sapori e di apportare eventuali correzioni prima di versare il cocktail nel bicchiere.
L’assaggio
Una volta nel bicchiere, l’Orange Daiquiri si presenta con una morbidezza e una fruttuosità superiori rispetto alla versione classica. Il rum è meno predominante, integrato dal Cointreau e dal succo d’arancia, mentre la bevuta risulta scorrevole e l’alcol sembra meno avvertibile rispetto alla reale intensità del cocktail. Personalmente, continuo a preferire il Daiquiri tradizionale, caratterizzato da una maggiore acidità e un focus più marcato sul rum. Tuttavia, il twist di Adly ha il vantaggio di attrarre coloro che trovano l’originale troppo forte, chi non ama un’acidità accentuata o chi proviene da esperienze di bevande più dolci e fruttate. Questo drink può essere ulteriormente personalizzato, modificando il rapporto tra dolcezza e acidità a seconda delle preferenze dell’ospite.
Il confronto con la ricetta iba
La ricetta ufficiale IBA per il Daiquiri prevede:
– 6 cl di rum bianco cubano
– 2 cl di succo fresco di lime
– 2 bar spoon di zucchero superfino
Gli ingredienti vengono mescolati nello shaker, dove lo zucchero viene sciolto prima di aggiungere il ghiaccio. Il cocktail viene poi shakerato e filtrato in una coppetta precedentemente raffreddata. Questa ricetta non prevede decorazioni e, con soli tre ingredienti, lascia poco spazio per errori. Un eccesso di lime o un bilanciamento errato dello zucchero possono compromettere il risultato finale. Se il rum non è sufficientemente presente, il cocktail perde la sua identità. La semplicità apparente di questo drink rende la sua preparazione particolarmente impegnativa.
Dai jennings cox a hemingway
La storia del Daiquiri affonda le radici nella Cuba di fine Ottocento, precisamente nella zona mineraria di Daiquirí, nei pressi di Santiago de Cuba. La creazione del cocktail è generalmente attribuita all’ingegnere americano Jennings Stockton Cox, che lavorava nelle miniere intorno al 1898. Una delle narrazioni più citate proviene dall’ingegnere Francesco Domenico Pagliuchi, il quale racconta di aver collaborato con Cox nella preparazione di una miscela a base di rum, agrumi, zucchero e ghiaccio. Quando si trattò di dare un nome a quella bevanda inizialmente definita Rum Sour, si optò per il nome della località: Daiquiri.
Il cocktail conquistò rapidamente Cuba e, in particolare, l’Avana, dove entrò in scena Ernest Hemingway. Lo scrittore, come il conte Negroni, creò una variante del classico. Al Floridita, Hemingway chiese un Daiquiri senza zucchero e con una maggiore quantità di rum, dando vita al Papa Doble, arricchito con pompelmo e maraschino.
Il reel tutorial
Adly Hassan ha realizzato un reel tutorial all’AlpenRausch Bar & Lounge per HorecaNews.it, mostrando i dosaggi, la tecnica e la preparazione dell’Orange Daiquiri.
