Personale Horeca: l’Unione Europea lavora per semplificare la mobilità lavorativa

Il settore Horeca in Italia affronta carenze di personale e attende semplificazioni nell’assunzione di lavoratori europei grazie al Fair Labour Mobility Package della Commissione Europea.

Il settore della ristorazione e del turismo in Italia potrebbe affrontare un cambiamento significativo nella ricerca di personale qualificato proveniente da altri Paesi dell’Unione Europea. Questo accade non per l’assenza di permessi necessari per l’assunzione di cittadini europei in Italia, ma per l’iniziativa dell’Unione Europea di semplificare il processo di verifica delle competenze e delle qualifiche acquisite all’estero.

Il tema è di grande rilevanza per il settore Horeca, dato che già nel 2024, i dati forniti da EURES segnalavano una carenza di personale nel settore turistico e dell’ospitalità, con particolare riferimento a figure professionali come camerieri, cuochi, receptionist e addetti alle pulizie. Secondo l’indagine Excelsior, nel 2025 sono state programmate 826.150 assunzioni nel settore della ristorazione, di cui 312.790 per camerieri, 178.340 per cuochi e 160.750 per baristi. Le difficoltà di reperimento di personale qualificato nelle attività commerciali e nei servizi si attestavano attorno al 51,6%.

A questo quadro si aggiunge il Fair Labour Mobility Package, presentato dalla Commissione Europea il 15 settembre 2026. Questo pacchetto comprende cinque proposte legislative che mirano a digitalizzare documenti previdenziali, facilitare la portabilità delle competenze e rafforzare l’Autorità Europea del Lavoro. Le proposte sono ancora in attesa di approvazione da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio.

Assunzione di cittadini europei: la situazione attuale

In Italia, le aziende del settore Horeca possono già assumere lavoratori provenienti da altri Stati membri dell’Unione Europea senza necessità di un nulla osta al lavoro. Il Ministero del Lavoro ha chiarito che il processo di assunzione segue gli stessi requisiti previsti per i cittadini italiani. I lavoratori devono possedere un documento d’identità valido e il codice fiscale italiano, mentre il datore di lavoro deve effettuare la consueta comunicazione obbligatoria. La libera circolazione dei cittadini dell’UE consente loro di lavorare sia in forma subordinata che autonoma senza bisogno di un’autorizzazione specifica.

L’intervento di Bruxelles si concentra principalmente sulla semplificazione della comprensione e della verifica delle qualifiche professionali ottenute in altri Paesi, un aspetto cruciale per le aziende italiane che desiderano ampliare il proprio bacino di candidati.

Digitalizzazione delle qualifiche e confronto semplificato

La Skills Portability Initiative, parte del nuovo pacchetto legislativo, si propone di rendere più agevole la verifica delle qualifiche. Una delle proposte prevede l’emissione di credenziali digitali interoperabili per le qualifiche recenti, collegate al Quadro Europeo delle Qualifiche e conservabili nell’EU Digital Identity Wallet.

In aggiunta, verrà introdotto uno strumento Europass per facilitare il confronto delle qualifiche tra i diversi Stati membri. Queste misure si applicheranno sia a professioni regolamentate che non, anche se il riconoscimento formale rimarrà necessario solo nei casi previsti dalle normative nazionali.

Per le imprese del settore Horeca, la possibilità di ricevere candidature da lavoratori formati in altri Paesi con informazioni più uniformi e verificabili rappresenta un vantaggio concreto. Tuttavia, non si tratta di un sistema automatico per il trasferimento di personale, e le sfide legate a retribuzioni, turni, stagionalità, conoscenza della lingua e disponibilità di alloggi continueranno a influenzare le scelte lavorative.

Utilizzo limitato del mercato del lavoro europeo da parte delle PMI

C’è un ampio margine per migliorare la mobilità dei lavoratori. Secondo i dati forniti dalla Commissione, solo il 14% delle PMI europee impiega personale proveniente da altri Stati membri, a fronte di un 33% delle grandi imprese. Contestualmente, il 74% delle piccole e medie imprese ha segnalato carenze di competenze.

Per ristoranti e hotel, strumenti che rendano più comprensibili e verificabili le qualifiche professionali potrebbero facilitare l’accesso a un bacino di candidati già aperto grazie alla libera circolazione, ma che rimane poco sfruttato, soprattutto dalle piccole imprese.

Tempistiche per le novità

Attualmente, per le imprese non ci sono cambiamenti immediati. Le proposte del Fair Labour Mobility Package devono completare l’iter legislativo europeo. Dopo l’eventuale approvazione, l’applicazione delle nuove misure sarà graduale. La Commissione ha fissato come obiettivo l’introduzione delle qualifiche digitali nell’EU Digital Identity Wallet entro tre anni dall’adozione delle misure, mentre gli effetti del rafforzamento dell’Autorità Europea del Lavoro sono attesi progressivamente tra il 2028 e il 2030.

Per il settore Horeca, la prospettiva non è quella di nuove assunzioni vietate, ma di un mercato del lavoro europeo nel quale diventerà più semplice comprendere e verificare le competenze di un candidato, anche quando queste sono state acquisite all’estero.